mercoledì 10 settembre 2014

Proposta di legge: Divulgazione scientifica rapporti IPCC obbligatoria per legge come materia scolastica



L'economia è una sotto branchia dell'ambiente naturale in cui viviamo,  la conoscenza,  la cultura e la divulgazione scientifica attraverso l'istruzione, dovrebbero essere la punta di diamante di uno stato democratico pacifico e lungimirante. Se non si comprendono le reali necessità  e l'importanza di una divulgazione scientifica dei rapporti dell'IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) per poi intraprendere azioni concrete per la mitigazione antropogenica del clima, faremo la fine degli abitanti dell'Isola di Pasqua.
La comunità scientifica non ha quasi più dubbi:   è “estremamente probabile” (probabilità al 95-100%) che  le generazioni future subiranno conseguenze inimmaginabili dal punto di vista ambientale, sociale, culturale,  politico ed  economico e la pace fra nazioni potrebbe essere compromessa fino ad un collasso della qualità della vita a livello mondiale. Se le indicazioni politiche ed  economiche fornite con assoluta convergenza da parte delle 195 Nazioni della Terra non saranno materia di studio scolastico obbligatoria, che senso ha  la salvaguardia della biodiversità, la promozione delle fonti energetiche  rinnovabili, la riduzione dei rifiuti, la mobilità sostenibile, il riciclo ed il riuso, la riduzioni degli sprechi, l'efficienza energetica, stop al consumo del suolo, e via dicendo verso la sostenibilità e la ridistribuzione delle risorse delle materie prime che non sono illimitate?
Se le nuove generazioni subiranno le sopracitate conseguenze, è chi decide ora che dovrebbe disporre come materia di studio gli elaborati IPCC, cio' fornirà la giusta motivazione per mitigare gli effetti negativi, evitando il ritardo nella risposta agli adattamenti estremi che saranno a quel punto irreversibili. Chi non conosce la storia ripete la storia, bene allora proponiamo a tutti una nuova materia scolastica, che forse ci aiuterà a non perseverare negli errori, negli sprechi e nelle devastazioni e conflitti bellici.

L'Intergovernmental Panel on Climate Change , IPCC è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ed il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale.
 I "rapporti di valutazione" periodicamente diffusi dall'IPCC sono alla base di accordi mondiali quali la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyōto che l'attua.

L'attività principale dell'IPCC è la preparazione a intervalli regolari di valutazioni esaustive e aggiornate delle informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche rilevanti per la comprensione dei mutamenti climatici indotti dall'uomo, degli impatti potenziali dei mutamenti climatici e delle alternative di mitigazione e adattamento disponibili per le politiche pubbliche.

Il 12 ottobre 2007 l'organizzazione ha vinto il Premio Nobel per la pace per l'impegno nel diffondere la conoscenza sui cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale.

In collaborazione con l'IPCC il  Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP)
tiene sotto controllo le variazioni climatiche ed insieme ad altri partnership, si impegna a rallentare questi processi rapidi che compromettono il benessere pubblico, poiché il malessere dell’ecosistema porta svantaggi economici, ambientali e sociali.
 Fanno parte dell’organizzazione gli Stati europei i quali propongono soluzioni efficienti per evitare che i problemi ambientali diventino irrecuperabili e promuovano attività che contribuiscano alla sostenibilità ambientale a livello internazionale.

L’UNEP affronta come tema principale quello dei cambiamenti climatici, utilizzando metodi collettivi indirizzati allo sviluppo e opera con lo scopo di salvaguardare il futuro della società mondiale.

La concentrazione di biossido di carbonio misurata all'Osservatorio Manua Loa,  Hawai, ha superato  400 ppm parti per milione, mai così alta da 3 milioni di anni. Il nostro consumismo è la causa di tutto ciò, quando avremo consumato tutto, non rimarrà nulla per le nuove generazioni.

Di seguito , a cura della Società Meteorologica Italiana, SMI, organizzazione non lucrativa di utilità sociale per lo studio e la divulgazione di meteorologia, climatologia e glaciologia, fondata nel 1865, non chè aderente alla EMS Euroepan Meteorologica Society, il sunto del Quinto ed ultimo rapporto dell'IPCC,





martedì 5 agosto 2014

Presi per il Pil

Andrea Bertaglio (@AndreaBertaglio) scrive per vari quotidiani, riviste e siti web, occupandosi principalmente di temi ambientali e sociali. Ha lavorato nel 2007 in Germania presso il “Centre on Sustainable Consumption and Production”, centro nato dalla collaborazione tra il “Wuppertal Institut per il Clima, l’Ambiente e l’Energia” e UNEP, il “Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente”. Proprio lì ha iniziato a pensare che portare il nostro modello di sviluppo anche nei Paesi più “poveri” possa non essere la soluzione ai loro problemi. Ciò non significa che non si possano sviluppare anche loro, ci mancherebbe, ma che se lo faranno in un modo diverso rispetto a quello occidentale (basato solo sulla crescita dei consumi, dei profitti e del PIL) sarà molto meglio per tutti. Fa parte (ed è ex vice-presidente) del Movimento per la Decrescita Felice, dove collabora alle attività di divulgazione partecipando a seminari, convegni e conferenze in giro per l’Italia e non solo.


Lorenzo Fioramonti (@globalreboot) lotta contro il PIL da quasi un decennio. Come professore di economia politica internazionale all'Università di Pretoria (Sudafrica), coordina varie ricerche nel campo delle economie alternative, della governance dal basso e delle diverse forme di transizione verso modelli di sviluppo socialmente, politicamente ed ecologicamente sostenibili. Nel 2013, è stato invitato dalla fondazione Rockefeller a far parte di un gruppo di lavoro di 20 economisti ed esperti di sviluppo da tutto il mondo, insieme al premio Nobel Joseph Stiglitz ed al consulente economico di Obama, Alan Krueger. Lorenzo è l'autore del libro “Gross Domestic Problem: The Politics Behind the World's Most Powerful Number”. Il suo blog è www.globalreboot.org



Stefano Cavallotto(@settembrefilm) da oltre dodici anni si dedica principalmente alla regia e produzione di documentari. Il suo lavoro l’ha portato a raccontare di minatori sulle Ande boliviane, di rifugiati iracheni a Istanbul, di giovani musulmani a Milano, di piccole schiave invisibili in Perù, di progetti di ricostruzione nelle isole Andamane colpite dallo tsunami e a L’Aquila dopo il terremoto. Dal 2005 è titolare della casa di produzione Settembre Film, specializzata nel documentario sociale e nella comunicazione al servizio del no-profit. Nel 2011 è stato selezionato per il programma di formazione per professionisti del documentario ESoDoc. Stefano da tempo si interroga a livello personale e attraverso il suo lavoro su tematiche come lo sviluppo, le dinamiche socio-economiche globali, l’impatto della cultura umana sull’ambiente, e questo l’ha portato nel 2010 ad incrociare i cammini di Andrea e Lorenzo, che cercavano compagni di avventura per dare forma ad una nuova idea...di qui è nato “Presi per il Pil”.

Queste tre persone sono gli autori del documentario Presi per il Pil, che raccontano nel particolare viaggio su e giù fatto per l'Italia, chi si è emancipato dal dogma della crescita illimitata, del consumo sfrenato, dell'aumento del prodotto interno lordo, dallo stress. Un film realizzato con grande entusiasmo con le straordinarie interviste a Helena Norberg-Hodge, Enrico Giovannini, Rob Hopkins, Serge Latouche, Maurizio Pallante, Giulio Marcon e Mario Pianta.

Bene, dopo mille interviste e commenti anche un metalmeccanico in rete desidera, sottoporre ai tre professionisti alcune domande, una singolare intervista con un quesito a testa, partendo proprio da Lorenzo:


 - dopo aver letto uno degli ultimi libri di Federico Rampini, dal titolo Banchieri, leggendo tra i primi capitoli, Rampini sostiene, analizzando uno studio recente dell'International Labor Organization (Ilo), che la vera decrescita sono le istituzioni bancarie, ed è grazie agli effetti della finanziarizzazione che si registra un peggioramento delle disuguaglianza sociali e rallentamento della crescita, cosa ne pensi?


Viviamo in un’epoca storica in cui la realtà ormai supera la fantasia. L’economia mondiale si regge su un equivoco: il denaro che si produce ogni giorno non esiste e la ricchezza che crediamo di generare è, in gran parte, aleatoria. Le transazioni finanziarie sono semplici contratti: hanno valore fin tanto che i contraenti ci credono. Quando la fiducia cala, la ricchezza evapora. Non è tangibile. È una pura illusione. Per questo abbiamo bisogno del PIL e del dogma della crescita. Perché se ci fermassimo, anche solo per un momento, a chiederci ‘ma che diavolo di economia è questa?’, allora l’intero sistema crollerebbe. La finanza ha bisogno della fiducia delle persone, perché non ti vende nulla che abbia un valore intrinseco. Ti vende dei ‘pagherò’, che sono legati ad altri ‘pagherò’ e che hanno un valore puramente soggettivo, che domani potrebbe sparire un batter d’occhi. Il potere finanziario è stato il principale accentratore di ricchezza (ovviamente, di ricchezza aleatoria) negli ultimi venti anni. Questo tipo di concentrazione ha ovviamente sottratto risorse ad altri tipi di attività economica, concentrando masse di valore fittizio nelle mani di pochissimi. Come sostiene l’economista Thomas Piketty, autore del best-seller Capitale Nel 21mo Secolo, stiamo tornando al medioevo, quando pochi re e vassalli controllavano le ricchezze, mentre il resto non possedeva nulla. E questo sistema, per mantenersi in piedi, ha bisogno di credere nella crescita. Perché la concentrazione delle risorse può solo continuare quando la maggioranza abbassa la testa e tira avanti. Perché il valore della ricchezza concentrata da questi ‘nuovi regnanti’ ha solo valore se le obbligazioni che hanno sottoscritto continuano a essere onorate (per esempio, se i cittadini si rifiutassero di investire le loro pensioni in fondi finanziari d’investimento, se i governi si rifiutassero di pagare i debiti che devono alle banche d’investimento, e se cominciassimo ad operare secondo un nuovo modello di sviluppo). E perché la crescita continua ci fa credere che, prima o poi, se l’economia si espande, arriverà anche il nostro turno. Questo è il cosiddetto approccio del ‘trickle down’, della ricchezza che ‘scola’ dall’alto verso il basso. È il mito in cui tutti vincono. La crescita c’impone di continuare a sostenere la ruota che gira, nell’attesa che arrivi il nostro turno. La crescita ci fa dimenticare che la ricchezza è una questione di contratto sociale. La ricchezza c’è già, noi non la creiamo. Va solo ridistribuita. Per questo ci vorrebbe una politica diversa. Il PIL c’impone di tirare dritti senza guardare. 

- Caro Andrea, lo scorso dicembre partecipando al convegno La Decrescita: una scommessa per il futuro organizzato a Varese da Kiwanis, http://carlettom.blogspot.it/2013/12/la-decrescita-una-sfida-per-il-futuro.html tra i relatori Serge Latouche che articolava bene le 8 R della decrescita, necessità di cambio di paradigma culturale, autoproduzione, risparmio energetico, riduzione delle merci aumento dello scambio di beni e servizi, etc,etc, ecco che anticipo al domanda con un po' di ironia: quando vado a fare benzina per l'auto, verificando il caro vita in prima persona, mi sono reso conto che non è che è aumentato il prezzo del carburante è, che il benzinaio te ne fornisce di meno con la stessa banconota da dieci euro... quindi praticando la decrescita, quella felice, riuscirò a garantire le cure odontoiatriche ai miei figli, visto il continuo aumento dei prezzi? Cosa ne pensi Andrea?

Penso che prenderla con ironia sia molto utile, ma non sufficiente. Dalla tua domanda capisco che non è ancora chiara la differenza tra decrescita e recessione, prese erroneamente per sinonimi. La recessione è quella che stiamo vivendo, che ci piomba addosso creando non pochi problemi (come dice spesso Latouche, anche all’interno del nostro documentario: non c’è niente di peggio della recessione per un sistema basato sulla crescita come il nostro); la decrescita è invece una presa di coscienza, una scelta di vita, o anche solo la consapevolezza che c’è da fare di necessità virtù. È come la differenza tra il mangiare meno perché si ha meno cibo (recessione) e il mangiare meno perché ci si mette a dieta (decrescita): si mangia meno in entrambi i casi, ma per motivi ben diversi. 
Dal punto di vista della decrescita felice, comunque, stando ai tuoi esempi il mio obiettivo è quello di usare meno benzina, o meglio, di sprecarne meno, in modo da avere più soldi da destinare alle cure odontoiatriche per i figli. È questione di ottimizzazione delle risorse, insomma. Con la recessione che stiamo vivendo, infatti, non solo non puoi garantire le cure odontoiatriche ai bambini, ma non ti prepari nemmeno all’idea che il mondo per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi sei decenni (consumi inutili a gogo) non ci sarà più. In poche parole: sì, con la decrescita felice hai molte più probabilità di garantire le visite dal dentista ai tuoi figli, perché i soldi che servono lì li avrai trovati eliminando un sacco di bisogni inutili (e sprechi, appunto) che la società dei consumi e la crescita ti avevano portato ad avere.


E ora l'ultima  domanda la rivolgo a Stefano, che oltre ad aver collaborato per la sceneggiatura con Andrea e Lorenzo, ha montato, curato la fotografia e soprattutto è il regista di Presi per il Pil, domando: potrebbe essere di successo realizzare un cartone animato, con personaggi vicende avventurose, storie da raccontare in modo propositivo sulla decrescita? Mi viene in mente Peppa Pig dove con semplici storielline illustrate ai bambini, si riescono a trasmettere valori positivi, è noto poi che dietro ai cartoni animati esiste un grande merchandising, un esempio è l’impero che ha costruito Iginio Straffi con lo studio di animazione Rainbow e le sue Winx, si creerebbe indotto lavorativo, dunque potrebbe ottenere successo un personaggio decrescente? Ricordo da bambino le avventure di Grisù, il draghetto in eterno conflitto generazionale con il padre che incendiava e inquinava il mondo, Grisù invece intento nell'esatto opposto...


Un cartone animato con protagonista un personaggio decrescente mi sembra una bellissima idea. Mi divertirebbe realizzarlo. Mi capita spesso di organizzare laboratori con i bambini nelle scuole elementari o medie, dove realizziamo animazioni con varie tecniche digitali, è un'esperienza sempre molto entusiasmante. Quello del cartone animato è un linguaggio molto efficace per raggiungere le nuove generazioni, che sappiamo bene essere quelle che più avranno la possibilità di cambiare il mondo in cui viviamo. Dunque se ci fosse la possibilità di veicolare la decrescita anche attraverso un cartone animato, sarebbe assolutamente positivo.
Ciò che mi pare più difficile è trovare il modo di produrre e distribuire un prodotto di questo tipo. Con il nostro progetto abbiamo avuto enormi difficoltà a trovare i mezzi, abbiamo tentato di coinvolgere produttori ed emittenti televisive, ma senza successo. A fatica siamo riusciti ad ottenere un piccolo sostegno dalla Film Commission Piemonte e siamo riusciti a portare a termine una campagna di crowdfunding. Per noi sono state risorse fondamentali per portare avanti il progetto, ma sono state in ogni caso molto limitate. Sostanzialmente la nostra è stata un'autoproduzione, in cui molti professionisti hanno messo a disposizione gratuitamente il loro lavoro. Per questo dico che vedo difficile la produzione di un cartone animato che coinvolga case di produzione solide ed emittenti televisive, che garantirebbero una distribuzione di massa.
Ancor più vedo complicato creare un business col merchandising. Sono temi che difficilmente trovano spazio sui grandi mezzi di comunicazione e che ancor meno suscitano interessi di tipo commerciale. D'altra parte, mi sembrerebbe un po' contraddittorio parlare di decrescita vendendo pupazzi, magliette o altro negli autogrill (come accade con Peppa Pig, restando al tuo esempio). Decrescita significa anche riorientare il sistema industriale verso produzioni sostenibili dal punto di vista ambientali. In altre parole, è vero che una grande produzione garantirebbe anche lavoro, ma comporterebbe sicuramente la produzione di oggetti inquinanti, perché fatti con fonti fossili e che facilmente diventerebbero rifiuti da smaltire. Vedrei molto meglio una produzione "leggera", che riducesse al massimo il consumo di risorse e utilizzasse internet come principale canale distributivo.
Noi stessi ci siamo interrogati sull'opportunità di distribuire il nostro documentario su supporto fisico (dvd) oppure se utilizzare soltanto la rete. Alla fine abbiamo optato per il dvd, anche per poter ricompensare con qualcosa di più tangibile e duraturo coloro che ci hanno sostenuto con il crowdfunding. Abbiamo comunque scelto una confezione low cost, che non contenesse plastica. Sia chiaro, non siamo estremisti e, come si dice anche nel nostro documentario, siamo tutti immersi nel sistema e questo ci impone continui compromessi. Tuttavia, dove si può, ognuno a suo modo, pensiamo sia importante lanciare un segnale. Con "Presi per il PIL" stiamo lanciando un segnale. Vedremo in che modo sarà raccolto.

Grazie  Lorenzo Andrea  e  Stefano,  grazie  a voi,  che gentilmente mi avete concesso alcuni minuti  per rispondere ad un metalmeccanico in rete, e per il vostro impegno.
Dunque cari lettori cerchiamo di non farci più prendere  per il Pil,  e buona visione del trailer.



domenica 27 luglio 2014

Dichiarazione di Torino


In occasione del 7° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Tropicale,
la SIMeT, la SMI (Società Meteorologica Italiana), e i sottoscritti
segnalano una comune preoccupazione per lo stato generale dell’ambiente e del clima globale, come causa di
patologia per l’uomo e per gli altri esseri viventi e portatore di scenari futuri inquietanti.
Da un lato il pianeta è dotato di risorse limitate, dall’altro la crescita della popolazione, e l’incremento della
produzione di scorie, rifiuti e gas-serra stanno producendo mutamenti ambientali destinati a rendere sempre più
difficile la vita di Homo sapiens, comparso sulla Terra 200.000 anni fa.
Questi scenari erano già noti e denunciati dagli scienziati del MIT nel 1972, anno di pubblicazione dello studio
“The limits to growth”.
La tendenza di allora si rivela confermata a distanza di oltre 40 anni, quando anche la crisi economica mondiale
deve fare i conti con la ridotta disponibilità di risorse energetiche e di materie prime, con la degradazione del
suolo, con l’inquinamento ambientale e con i cambiamenti del clima.
Assistiamo oggi alla diffusione di malattie trasmissibili, precedentemente limitate ai paesi tropicali (dengue,
chikungunya), all’aumento di patologia da calore in gruppi a maggior rischio (anziani e bambini), a mutazioni
ambientali stabili (desertificazione) ed a crescente frequenza di eventi estremi (inondazioni, uragani). La
tecnologia ed in particolare l’uso estensivo di antibiotici in agricoltura, nell’allevamento animale e nella terapia
per l’uomo ha manifestato i suoi effetti sulle popolazioni batteriche, inducendo la comparsa di microrganismi
resistenti che si sono diffusi in tutto il mondo, rendendo l’ambiente stesso “malato”.
Naturalmente i paesi e le popolazioni che più soffrono di questa situazione sono quelli a basso reddito (Africa,
alcune zone del Sud America e del Sudest asiatico), mentre ne sono i principali responsabili i paesi ad alto
reddito.
I rischi di questa progressione sono concreti ma purtroppo economia, politica e cultura occidentale non hanno
ancora recepito l’urgenza di confrontarsi con questi scenari; il progetto dell’umanità è ancora dominato dalla sola
logica del mercato, della crescita e della competitività, con scenari futuri a breve e medio termine preoccupanti.
I sottoscritti sono convinti della necessità e dell’urgenza di uno scatto coraggioso di evoluzione culturale che
riporti il prelievo di risorse e l’influenza dell’uomo sull’ambiente all’interno dei cicli naturali.
I sottoscritti si rivolgono quindi all’autorità politica ad ogni livello, con un appello affinché questa realtà venga
tenuta presente nei processi decisionali, e sia posta tra le priorità dell’agenda, in modo che la società tutta possa
essere condotta verso un futuro desiderabile, stabile e sostenibile per tutti gli esseri viventi.

Per aderire a questa dichiarazione inviare un messaggio e-mail all’indirizzo simet2013@hdcons.it o un messaggio sulla pagina
face book “7 Congresso Nazionale di Medicina Tropicale”, indicando nome, cognome e “io aderisco”

martedì 8 luglio 2014

Mungi vacche

coltivi di mais tra i paesi Marano Ticino e Pombia (No)
Non riesco a prendere sonno, la pioggia rimbalza sulle grondaie e mi tiene sveglio,  sono sveglio insieme alle zanzare, nella testa il ritornello della canzone di Jovanotti  Piove senti come piove madonna come piove senti come viene giù! Però è una pioggerellina leggera non come quella dell'altra settimana, vero flash flood,  che ha letteralmente tritato  tutto il il seminato a mais di una azienda agricola qui vicino a casa. Disperato l'allevatore mi raccontava la sua preoccupazione, l'impotenza davanti a così tanta devastazione e con gli occhi lucidi scuoteva il capo rassegnandosi all'evidenza sul cosa fare, ""per l'orto pazienza ma  come faccio a dare da mangiare alle vacche per il prossimo anno? So  già di essere in perdita per l'anno a venire... e tutto in quindici minuti di grandine, che è venuta giù fitta fitta che neanche mio padre in sessant'anni  aveva mai visto...""
Eh si brutto affare, come si può prevedere una simile tempesta, come ci si potrebbe difendere, o per lo meno assicurare? Ma chi ti assicura?  Domando io, purtroppo questi eventi aumentano di intensità e frequenza.
  "" no no quale assicurazione? qui non mi pagherà nessuno e se vai in banca a dirgli che è grandinato l'universo ti fanno spallucce..."" Replicava il fattore.
...
Ora mi rigiro nel letto e mi domando quando sarà la prossima tempesta? E quella finanziaria? Sta montando? Quando ci sarà la prossima speculazione finanziaria che "mieterà" il ceto medio e lascerà in ginocchio molte famiglie? Arriverà anche quella, ne è sicuro Massimo il protagonista dell 'ultimo romanzo di Guido Maria Breda dal titolo I Diavoli, si legge che la finanza non è soltanto un vertiginoso gioco di prestigio, dove  il livello dello scontro si è alzato oltre i limiti, e quello per cui si lotta non è più un profitto con molti zeri. E' la sopravvivenza dell'Occidente cosi come lo conosciamo. Dell'Inflazione da asset se ne parla poco dice Brera
Basta vedere l'eccellente documentario vincitore dell'Oscar Inside Job integrale su You Tube è un film del 2010 prodotto, scritto e diretto da Charles Ferguson, che indaga le cause della crisi economica del 2008-2010,   per capire quale tempesta e passata  e quale sta per arrivare, vedere  l'eccellente Capitalism a love story di Michael Moor che dopo la deregolamentazione dei Presidenti Usa, si comprende che non esistono più regole nell'alta finanza. E che siamo come pannocchie in un campo a cielo aperto... 
Allora usciremo tutti di corsa dalla caverna, come nel Mito di Platone e ci abbaglieremo, spalancheremo la bocca, scopriremo che non esisterà più il walfare, il lavoro,la sanità per tutti, la civiltà in generale, ed invece di scoprire le meraviglie del mondo, sgraneremo gli occhi e incominceremo a massacrarci di botte, si, un po' come quando dalle nostre parti  vai a vedere "giocare" una partita di pallone, dove  rischi una coltellata o una pistolettata,  dove si cerca di emulare i divi del calcio mondiale come in Brasile, che  con fair play e
 (ant-)agonismo  si spezzano, "giocando per davvero", le vertebre,  per vincere, figuriamoci  per la competizione, quella della sopravvivenza fisica oltre che economica, se non ci massacreremo democraticamente di botte?  Si perchè la maggioranza vince, o soccombe, inerme come il mais nella  fredda bufera, dipende come al solito dai punti di vista.
...  Mi salutava il fattore, mi salutava con tono ironico : ""non rimarro' mai senza magiare, ma è una magra consolazione""... 

Allora ci vorrà forza e coraggio e mi preparerò gli stivali, quando ci saranno le prossime tempeste finanziarie farò a gara,  con fair play, a chi riuscirà a spalare letame dagli amici fattori scongiurando le scene viste nel film  "2022 i sopravissuti" Soylent Green di R. Fleischer 

Chiederò consiglio a Lorenzo Fioramonti (@globalreboot ) che insieme a Stefano Cavallotto(@settembrefilm) ed al mio amico Andrea Bertaglio (@AndreaBertaglio) hanno realizzato con grande entusiasmo il film "Presi per il Pil" il lungo metraggio che racconta la Decrescita, e il motivo per cui è importante imboccare questa strada,   scrive Bertaglio: C’è sfiducia nell’aria, soprattutto in Italia e nei Paesi con problemi simili ai suoi. C’è demotivazione, e la gente non sembra sapere cosa fare, o da che parte girarsi per trovare un conforto, un sollievo, una soluzione a una situazione asfissiante. Sembra stiano tutti cercando un modo per uscirne, ma generalmente non sanno come. Sono tutti insoddisfatti, tutti stressati, chi per un motivo, chi per un altro: chi per motivi seri, chi per stupidaggini; chi perché non ha più un lavoro, chi perché ne ha troppo ma si lavora male. Di chiaro sembra esserci solo il fatto che è ormai necessario reinventare tutto.


Pochi giorni fa è mancato Girogio Faletti e da qualche parte ho letto uno dei suoi ultimi pensieri scritti sui social network   A volte immaginare la verità è molto peggio che sapere una brutta verità. La certezza può essere dolore. L'incertezza è pura agonia.
  Aveva proprio ragione.