martedì 28 ottobre 2014

Impara a essere felice


E molto difficile descrivere che cosè la felicità. Non è materiale o economica, dipende. Non ha ne colore sapore ne odore o forma , forse la felicità è  anche scoprire il sesto senso che ti fa ricordare di averne altri cinque, come scrive Paolo Crepet nel suo libro Impara ad essere Felice, Einaudi.

Tutti nasciamo felici ma presto ci dimentichiamo questa condizione, volatile,  imparare ad essere felici è alla portata di tutti, basta riconoscere questa sobria possibilità, fermo restando che chi è infelice è facilmente manipolabile all'infelicità. Sta a noi scegliere.

giovedì 16 ottobre 2014

ASPO Italia e lo Sblocca Italia


Cos'è ASPO-Italia?
ASPO-Italia è la sezione italiana dell'associazione scientifica ASPO (Association for the Study of Peak Oil) il cui scopo principale è lo studio del Picco del Petrolio, delle sue gravi conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali, e della mitigazione di questi effetti. Si occupa inoltre dell'esaurimento delle risorse non rinnovabili, dell'inquinamento, dei cambiamenti climatici, e più in generale dei limiti alla crescita economica. ASPO-Italia è formata principalmente, ma non solo, da studiosi ed esperti nei campi dell'energia, delle risorse, dell'economia e dell'ambiente.
Cos'è il Picco del Petrolio?
Il Picco del Petrolio (Peak Oil, in inglese) è il momento in cui la produzione petrolifera di una regione, di una nazione o del mondo raggiunge il suo massimo. Dopo questo punto, essa declina inesorabilmente, con pesanti conseguenze sulla disponibilità di energia. Una fondamentale prova della correttezza di questa teoria fu data da M. King Hubbert quando, nel 1956, predisse correttamente che il picco della produzione petrolifera degli Stati Uniti sarebbe avvenuto intorno al 1970.

Clicca per una presentazione grafica sul Picco del Petrolio.


ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE L'ALLEGATO PDF
commenti sul Decreto sblocca Italia del 29 settembre 2014

Di Luca Pardi
Testo portato all'audizione del 29 settembre all'VIII Commissione (Ambiente) della Camera nell'ambito dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto cosiddetto "Sblocca Italia".
In questo documento ci limiteremo a commentare il cosiddetto decreto “Sblocca Italia” nella parte che riguarda il piano di sviluppo delle risorse di idrocarburi nazionali. Non toccheremo, se non marginalmente, gli aspetti ambientali del suddetto sviluppo, certi che altre organizzazioni ambientaliste siano in grado di farlo meglio di noi, e svilupperemo invece un ragionamento quantitativo ed economico sugli idrocarburi e, in particolare, sul petrolio che è il nostro argomento statutario principale...

mercoledì 8 ottobre 2014

Bozza proposta di legge - Clima Bene Comune - scuola e antropocene

Proposta di legge
scuola e antropocene
CLIMA BENE COMUNE

Relazione illustrativa:
Sulla base degli elaborati dell’IPCC ( Intergovernmental panel of Climate Change) le tre sezioni presentate, sul Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici rispettivamente dedicate a:
1 fondamentali fisici
2 impatti, adattamento e vulnerabilità
3 mitigazione

sono il frutto della verifica e moderazione dei più recenti studi scientifici, a tutt’oggi costituiscono quanto di più completo aggiornato e affidabile possa esprimere la comunità scientifica internazionale su questi temi cruciali per l’umanità, che confermano le preoccupazioni per il futuro climatico e ambientale del pianeta.
Il riscaldamento atmosferico è inequivocabile ed esteso a tutto il pianeta, gli oceani si sono riscaldati, la deglaciazione prosegue in tutto il mondo e i livelli oceanici di conseguenza sono cresciuti, oltre ad aver assorbito circa il 30% di CO2 acidificandosi, la concentrazione di gas serra, principalmente biossido di carbonio (+ 40% dell’era preindustriale, 400 ppmv), metano e protossido di azoto, è ai massimi livelli da almeno 800.000 anni: alla luce di tutti questi dati a confronto è <<estremamente probabile>> che l’attività umana sia la causa dominante del riscaldamento osservato da metà secolo (forzante radiativo antropogenico circa +2.29 W/m2 nel 2011 rispetto al 1750), trascurabile invece il contributo dell’attività solare (solo +0.05 W/m2)
Entro la fine del XXI secolo è previsto un riscaldamento di 0.3 – 4.8 °C, ondate di caldo più frequenti e prolungate, ondate di freddo più rare, cambiamenti irregolari nel ciclo dell’acqua, scomparsa estiva della banchisa artica probabilmente dopo metà secolo, riduzione del volume dei ghiacciai globali da 15-55% (scenario migliore) a 35-85% (scenario peggiore), aumento dei livelli marini probabilmente tra 26 e 82 cm, oltre ai 19 già osservati.
I cambiamenti climatici sono già tra noi e l’efficacia delle azioni di mitigazione e adattamento attraverso strategie sia individuali, sia collettive e governative messe in atto in questi anni, saranno cruciali nel determinare il livello di esposizione dell’umanità ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici nel XXI secolo.
Per avere elevate probabilità di limitare a 2°C il riscaldamento entro il 2100, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera dovrebbe stabilizzarsi entro 450ppmv, attraverso drastiche riduzioni delle emissioni globali del 40-70% nel 2050 rispetto 2010. Ogni ritardo nell'attuazione di tali politiche renderà gli effetti benefici per l’ambiente e l’umanità più tardivi e marginali, mentre i costi finali cresceranno e i guasti potranno divenire irreversibili e difficilmente gestibili in termini di adattamento. Un nuovo studio del Joint Research Centre della Commissione Europea (Climate Impacts in Europe. The JCR Peseta II Project) indica che in assenza di azioni contro i cambiamenti climatici, sono da attendersi entro questo secolo perdite economiche per 190 miliardi di Euro in Europa a causa di maggiori eventi meteo estremi, crisi nei raccolti agricoli, incendi boschivi, erosioni costiere, alluvioni ed emergenze sanitarie (htpp://peseta.jrc.ec.uuropa.eu/ htpp://publications.jrc.ec.europa.eu)

L’IPCC nel 2007 è stato insignito con il Premio Nobel per la Pace, e Il Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici IPCC, condiviso e sottoscritto all’umanità da 195 stati nel mondo, è un documento straordinario oltre che di elevatissima importanza per la diffusione della conoscenza scientifica a livello mondiale, per lo studio degli effetti antropogenici e le sue ripercussioni, visto e considerato la crescita della popolazione mondiale in un pianeta finito e della conseguente pressione per l’approvvigionamento delle materie prime che non sono illimitate, oltre all’aumento della domanda del fabbisogno energetico, è opinione condivisa , che la cosa più preziosa di cui disponiamo è l’ambiente naturale in cui viviamo e che è unico e anch’esso limitato, dunque è compito, di uno Stato democratico, facilitare la diffusione del sapere scientifico attuale, oltre a stimolare la consapevolezza della limitatezza delle risorse non rinnovabili e la condivisione di queste ultime col fine primario di scongiurare conflitti armati per la suddivisione delle risorse.
L'IPCC, organismo internazionale istituito nel 1988 per far luce sul sapere scientifico sui cambiamenti climatici, è la più autorevole fonte internazionale sulla scienza del clima. I rapporti dell'IPCC sintetizzano la più accreditata letteratura scientifica- peer reviewed- cioè letteralmente valutata anonimamente da esperti “alla pari”- sul tema, e sono approvati dai governi. L'unicità dell'IPCC è data proprio dalla natura scientifica e intergovernativa del Panel: approvando i rapporti dell'IPCC, i governi infatti ne riconoscono l'autorevolezza scientifica, e offrono ai decisori un'informazione scientifica rigorosa ed equilibrata. I rapporti di valutazione sui cambiamenti climatici sono prodotti ad intervalli regolari- ogni sei anni; ad essi saltuariamente vengono affiancati rapporti speciali e metodologici. Ogni rapporto di valutazione si compone in realtà di tre rapporti specifici, prodotti da tre distinti gruppi di lavoro, e da un rapporto di sintesi. Il primo gruppo di lavoro produce il rapporto sulla scienza fisica del clima (WGI – The Physical Science Basis); il secondo rapporto sugli impatti, la vulnerabilità e ladattamento (WGII – Impacts, Adaptation and Vulnerability); il terzo, infine il rapporto sulla mitigazione del cambiamento climatico (WGIII – Mitigation of climate change).

visto il Quinto Rapporto di Valutazione AR5 http://www.ipcc.ch/
vista la Convenzione Quadro sul Cambiamento Cliamtico UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change
vista l'Agenda 21 ed il Millennium Development Golas
visto il Protocollo di Kyoto
visto l'OECD Environmental Outlook to 2050, The Consequences of Inaction, rapporto preparato con la collaborazione dell'Agenzia per la Valutazione dell'ambiente olandese, PBL 
visto l'UNEP, United Nations Environment Programme
visto WITCH, World Induced Technical Change Hibryd Model, modello di valutazione integrata disegnato per valutare gli impatti delle politiche climatiche sui sistemi economici, e per capire le risposte ottimali dei sistemi economici ai cambiamenti del clima.
visto EEA Techincal report. No 13/2007 Climate Change: the cost of inaction and the cost of adaptation
visto UN-REDD Reduction of Emission from Deforestation and Forest Degradation www.un-redd.org
vista la Dichiarazione di Torino

( citazioni tratte da SMI Società Meteorologica Italiana Nimbus e - CLIMA BENE COMUNE - di Luca Mercalli e Alessandra Goria)


Citazione delle pagg 123 124 del recentissimo testo scolastico edito nel Marzo 2014 da Scienze Zanichelli – La fisica dei cambiamenti climatici- di Claudio Romeni –

Per una cittadinanza responsabile:
(…) L'umanità deve pertanto fronteggiare i cambiamenti climatici mettendo in atto strategie di mitigazione, attraverso azioni che riducano le emissioni di gas serra nell'atmosfera, e strategie di adattamento alle conseguenze ambientali derivanti da tali cambiamenti.
La comunità scientifica chiamata a fornire indicazioni relative all'impatto antropogenico sul clima e ai rischi che questo comporta a livello ambientale. A partire da questa attività di valutazione del rischio, alla scienza spetta il compito di individuare le scelte possibili in termini sia di mitigazione sia di adattamento. Tuttavia la gestione del rischio è un'attività che attiene anche alla sfera politica e che coinvolge l'intera collettività nel decidere quali opzioni perseguire. In particolare, ogni azione di mitigazione comporta scelte economiche che ridefiniscono l'impiego dei combustibili fossili e l'uso del territorio. Ciò rappresenta il principale ostacolo alla messa a punto di scelte condivise tra le varie nazioni.
Pur essendo le principali responsabili dell'attuale livello di emissioni, le nazioni più sviluppate si oppongono a una riconversione, ritenuta eccessivamente onerosa, verso modelli economici basati sul progressivo abbandono dei combustibili fossili a favore di tecnologie aventi maggiore sostenibilità ambientale. Dal canto loro, le nazioni in via di sviluppo considerano la disponibilità di energia a basso costo derivata dei combustibili fossili, in particolare il carbone, uno dei fattori necessari per assicurare un benessere crescente alle loro popolazioni.
In realtà, da entrambi i punti di vista si compie un grave errore di prospettiva: il costo ambientale derivante dall'utilizzo dei combustibili fossili verrà pagato da tutti, indipendentemente dal godere o meno dei benefici temporanei che esso arreca.
La spinta convergente di nazioni come Stati Uniti e il Canada da un lato e al Cina dall'altro ha portato al sostanziale fallimento del <<Protocollo di Kyoto>> , il cui scopo era quello di promuovere una mitigazione a livello mondiale delle emissioni di gas serra.
Comprendere natura e origine dei cambiamenti climatici, valutare i rischi che essi comportano, contribuire a operare scelte di mitigazione e adattamento: solo lunga questa traiettoria si può sviluppare una cittadinanza responsabile in una Unione Europea che si distingua nello scenario internazionale per un'azione politica volta al contenimento delle emissioni. <<La vita ha modellato il clima terrestre. Il genere umano è stato solo la specie più recente a farlo>>, dice il meteorologo del MIT Emanuel Kerry. Oggi le conoscenze scientifiche ci consentono di essere la prima scpecie in grado di farlo in modo consapevole e sempre più rispettoso delle prossime generazioni che abiteranno il pianeta Terra.

Oggetto della legge
I risultati e le informazione contenute nel Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici, (oltre che gli aggiornamenti a venire) siano considerati materia di studio scolastico obbligatorio a tutti i livelli e gradi di istruzione, a cominciare dalle prime classi della scuola primaria, col fine di stimolare la comprensione dei cambiamenti climatici di origine antropogenica in atto, per promuovere consapevolezza e resilienza, per meglio poi attuare le strategie per la mitigazione degli effetti a lungo termine.

Art.1 

(Insegnamento quinto rapporto IPCC)

  1. A decorrere dall’anno scolastico 2015/2016, l’insegnamento delle informazioni contenute nel Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici (IPCC) sono inserite come materia di studio obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle modalità seguenti:
    1. scuola primaria: terzo, quarto e quinto anno;
    2. scuola secondaria di primo grado: il primo, secondo e terzo anno;
    3. scuola secondaria di secondo grado: per tutti e cinque gli anni
  2. L’insegnamento del Quinto Rapporto IPCC per l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative ai fondamentali fisici, impatti, adattamento e vulnerabilità, mitigazione dei Cambiamenti Climatici in atto, comprendendo percorsi didattici, iniziative e incontri formativo-esperienziali finalizzati a informare e suscitare riflessioni in merito all'urgenza di agire. In particolare, per quanto riguarda il programma di studio dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, di cui al comma 1 lettera c), esso dovrà svolgersi per indirizzare ed incentivare la ricerca scientifica in merito.
    Art.2 
    (Norme di attuazione).
  1. Il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca provvede, con propri decreti, ad aggiornare e adeguare i piani di studio relativi all’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative al Quinto Rapporto IPCC e relativi aggiornamenti futuri al fine di inserire in essi l’insegnamento dei mutamenti climatici e le loro conseguenze.
  2. Le regioni e le province autonome con competenza legislativa riguardo ai sistemi educativi delle comunità linguistiche riconosciute, daranno attuazione alla presente legge nel rispetto dei principi di cui all’articolo 6 della Costituzione.

Art. 3.

(Clausola di invarianza finanziaria).

  1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.








mercoledì 10 settembre 2014

Proposta di legge: Divulgazione scientifica rapporti IPCC obbligatoria per legge come materia scolastica



L'economia è una sotto branchia dell'ambiente naturale in cui viviamo,  la conoscenza,  la cultura e la divulgazione scientifica attraverso l'istruzione, dovrebbero essere la punta di diamante di uno stato democratico pacifico e lungimirante. Se non si comprendono le reali necessità  e l'importanza di una divulgazione scientifica dei rapporti dell'IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) per poi intraprendere azioni concrete per la mitigazione antropogenica del clima, faremo la fine degli abitanti dell'Isola di Pasqua.
La comunità scientifica non ha quasi più dubbi:   è “estremamente probabile” (probabilità al 95-100%) che  le generazioni future subiranno conseguenze inimmaginabili dal punto di vista ambientale, sociale, culturale,  politico ed  economico e la pace fra nazioni potrebbe essere compromessa fino ad un collasso della qualità della vita a livello mondiale. Se le indicazioni politiche ed  economiche fornite con assoluta convergenza da parte delle 195 Nazioni della Terra non saranno materia di studio scolastico obbligatoria, che senso ha  la salvaguardia della biodiversità, la promozione delle fonti energetiche  rinnovabili, la riduzione dei rifiuti, la mobilità sostenibile, il riciclo ed il riuso, la riduzioni degli sprechi, l'efficienza energetica, stop al consumo del suolo, e via dicendo verso la sostenibilità e la ridistribuzione delle risorse delle materie prime che non sono illimitate?
Se le nuove generazioni subiranno le sopracitate conseguenze, è chi decide ora che dovrebbe disporre come materia di studio gli elaborati IPCC, cio' fornirà la giusta motivazione per mitigare gli effetti negativi, evitando il ritardo nella risposta agli adattamenti estremi che saranno a quel punto irreversibili. Chi non conosce la storia ripete la storia, bene allora proponiamo a tutti una nuova materia scolastica, che forse ci aiuterà a non perseverare negli errori, negli sprechi e nelle devastazioni e conflitti bellici.

L'Intergovernmental Panel on Climate Change , IPCC è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ed il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale.
 I "rapporti di valutazione" periodicamente diffusi dall'IPCC sono alla base di accordi mondiali quali la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyōto che l'attua.

L'attività principale dell'IPCC è la preparazione a intervalli regolari di valutazioni esaustive e aggiornate delle informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche rilevanti per la comprensione dei mutamenti climatici indotti dall'uomo, degli impatti potenziali dei mutamenti climatici e delle alternative di mitigazione e adattamento disponibili per le politiche pubbliche.

Il 12 ottobre 2007 l'organizzazione ha vinto il Premio Nobel per la pace per l'impegno nel diffondere la conoscenza sui cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale.

In collaborazione con l'IPCC il  Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP)
tiene sotto controllo le variazioni climatiche ed insieme ad altri partnership, si impegna a rallentare questi processi rapidi che compromettono il benessere pubblico, poiché il malessere dell’ecosistema porta svantaggi economici, ambientali e sociali.
 Fanno parte dell’organizzazione gli Stati europei i quali propongono soluzioni efficienti per evitare che i problemi ambientali diventino irrecuperabili e promuovano attività che contribuiscano alla sostenibilità ambientale a livello internazionale.

L’UNEP affronta come tema principale quello dei cambiamenti climatici, utilizzando metodi collettivi indirizzati allo sviluppo e opera con lo scopo di salvaguardare il futuro della società mondiale.

La concentrazione di biossido di carbonio misurata all'Osservatorio Manua Loa,  Hawai, ha superato  400 ppm parti per milione, mai così alta da 3 milioni di anni. Il nostro consumismo è la causa di tutto ciò, quando avremo consumato tutto, non rimarrà nulla per le nuove generazioni.

Di seguito , a cura della Società Meteorologica Italiana, SMI, organizzazione non lucrativa di utilità sociale per lo studio e la divulgazione di meteorologia, climatologia e glaciologia, fondata nel 1865, non chè aderente alla EMS Euroepan Meteorologica Society, il sunto del Quinto ed ultimo rapporto dell'IPCC,





martedì 5 agosto 2014

Presi per il Pil

Andrea Bertaglio (@AndreaBertaglio) scrive per vari quotidiani, riviste e siti web, occupandosi principalmente di temi ambientali e sociali. Ha lavorato nel 2007 in Germania presso il “Centre on Sustainable Consumption and Production”, centro nato dalla collaborazione tra il “Wuppertal Institut per il Clima, l’Ambiente e l’Energia” e UNEP, il “Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente”. Proprio lì ha iniziato a pensare che portare il nostro modello di sviluppo anche nei Paesi più “poveri” possa non essere la soluzione ai loro problemi. Ciò non significa che non si possano sviluppare anche loro, ci mancherebbe, ma che se lo faranno in un modo diverso rispetto a quello occidentale (basato solo sulla crescita dei consumi, dei profitti e del PIL) sarà molto meglio per tutti. Fa parte (ed è ex vice-presidente) del Movimento per la Decrescita Felice, dove collabora alle attività di divulgazione partecipando a seminari, convegni e conferenze in giro per l’Italia e non solo.


Lorenzo Fioramonti (@globalreboot) lotta contro il PIL da quasi un decennio. Come professore di economia politica internazionale all'Università di Pretoria (Sudafrica), coordina varie ricerche nel campo delle economie alternative, della governance dal basso e delle diverse forme di transizione verso modelli di sviluppo socialmente, politicamente ed ecologicamente sostenibili. Nel 2013, è stato invitato dalla fondazione Rockefeller a far parte di un gruppo di lavoro di 20 economisti ed esperti di sviluppo da tutto il mondo, insieme al premio Nobel Joseph Stiglitz ed al consulente economico di Obama, Alan Krueger. Lorenzo è l'autore del libro “Gross Domestic Problem: The Politics Behind the World's Most Powerful Number”. Il suo blog è www.globalreboot.org



Stefano Cavallotto(@settembrefilm) da oltre dodici anni si dedica principalmente alla regia e produzione di documentari. Il suo lavoro l’ha portato a raccontare di minatori sulle Ande boliviane, di rifugiati iracheni a Istanbul, di giovani musulmani a Milano, di piccole schiave invisibili in Perù, di progetti di ricostruzione nelle isole Andamane colpite dallo tsunami e a L’Aquila dopo il terremoto. Dal 2005 è titolare della casa di produzione Settembre Film, specializzata nel documentario sociale e nella comunicazione al servizio del no-profit. Nel 2011 è stato selezionato per il programma di formazione per professionisti del documentario ESoDoc. Stefano da tempo si interroga a livello personale e attraverso il suo lavoro su tematiche come lo sviluppo, le dinamiche socio-economiche globali, l’impatto della cultura umana sull’ambiente, e questo l’ha portato nel 2010 ad incrociare i cammini di Andrea e Lorenzo, che cercavano compagni di avventura per dare forma ad una nuova idea...di qui è nato “Presi per il Pil”.

Queste tre persone sono gli autori del documentario Presi per il Pil, che raccontano nel particolare viaggio su e giù fatto per l'Italia, chi si è emancipato dal dogma della crescita illimitata, del consumo sfrenato, dell'aumento del prodotto interno lordo, dallo stress. Un film realizzato con grande entusiasmo con le straordinarie interviste a Helena Norberg-Hodge, Enrico Giovannini, Rob Hopkins, Serge Latouche, Maurizio Pallante, Giulio Marcon e Mario Pianta.

Bene, dopo mille interviste e commenti anche un metalmeccanico in rete desidera, sottoporre ai tre professionisti alcune domande, una singolare intervista con un quesito a testa, partendo proprio da Lorenzo:


 - dopo aver letto uno degli ultimi libri di Federico Rampini, dal titolo Banchieri, leggendo tra i primi capitoli, Rampini sostiene, analizzando uno studio recente dell'International Labor Organization (Ilo), che la vera decrescita sono le istituzioni bancarie, ed è grazie agli effetti della finanziarizzazione che si registra un peggioramento delle disuguaglianza sociali e rallentamento della crescita, cosa ne pensi?


Viviamo in un’epoca storica in cui la realtà ormai supera la fantasia. L’economia mondiale si regge su un equivoco: il denaro che si produce ogni giorno non esiste e la ricchezza che crediamo di generare è, in gran parte, aleatoria. Le transazioni finanziarie sono semplici contratti: hanno valore fin tanto che i contraenti ci credono. Quando la fiducia cala, la ricchezza evapora. Non è tangibile. È una pura illusione. Per questo abbiamo bisogno del PIL e del dogma della crescita. Perché se ci fermassimo, anche solo per un momento, a chiederci ‘ma che diavolo di economia è questa?’, allora l’intero sistema crollerebbe. La finanza ha bisogno della fiducia delle persone, perché non ti vende nulla che abbia un valore intrinseco. Ti vende dei ‘pagherò’, che sono legati ad altri ‘pagherò’ e che hanno un valore puramente soggettivo, che domani potrebbe sparire un batter d’occhi. Il potere finanziario è stato il principale accentratore di ricchezza (ovviamente, di ricchezza aleatoria) negli ultimi venti anni. Questo tipo di concentrazione ha ovviamente sottratto risorse ad altri tipi di attività economica, concentrando masse di valore fittizio nelle mani di pochissimi. Come sostiene l’economista Thomas Piketty, autore del best-seller Capitale Nel 21mo Secolo, stiamo tornando al medioevo, quando pochi re e vassalli controllavano le ricchezze, mentre il resto non possedeva nulla. E questo sistema, per mantenersi in piedi, ha bisogno di credere nella crescita. Perché la concentrazione delle risorse può solo continuare quando la maggioranza abbassa la testa e tira avanti. Perché il valore della ricchezza concentrata da questi ‘nuovi regnanti’ ha solo valore se le obbligazioni che hanno sottoscritto continuano a essere onorate (per esempio, se i cittadini si rifiutassero di investire le loro pensioni in fondi finanziari d’investimento, se i governi si rifiutassero di pagare i debiti che devono alle banche d’investimento, e se cominciassimo ad operare secondo un nuovo modello di sviluppo). E perché la crescita continua ci fa credere che, prima o poi, se l’economia si espande, arriverà anche il nostro turno. Questo è il cosiddetto approccio del ‘trickle down’, della ricchezza che ‘scola’ dall’alto verso il basso. È il mito in cui tutti vincono. La crescita c’impone di continuare a sostenere la ruota che gira, nell’attesa che arrivi il nostro turno. La crescita ci fa dimenticare che la ricchezza è una questione di contratto sociale. La ricchezza c’è già, noi non la creiamo. Va solo ridistribuita. Per questo ci vorrebbe una politica diversa. Il PIL c’impone di tirare dritti senza guardare. 

- Caro Andrea, lo scorso dicembre partecipando al convegno La Decrescita: una scommessa per il futuro organizzato a Varese da Kiwanis, http://carlettom.blogspot.it/2013/12/la-decrescita-una-sfida-per-il-futuro.html tra i relatori Serge Latouche che articolava bene le 8 R della decrescita, necessità di cambio di paradigma culturale, autoproduzione, risparmio energetico, riduzione delle merci aumento dello scambio di beni e servizi, etc,etc, ecco che anticipo al domanda con un po' di ironia: quando vado a fare benzina per l'auto, verificando il caro vita in prima persona, mi sono reso conto che non è che è aumentato il prezzo del carburante è, che il benzinaio te ne fornisce di meno con la stessa banconota da dieci euro... quindi praticando la decrescita, quella felice, riuscirò a garantire le cure odontoiatriche ai miei figli, visto il continuo aumento dei prezzi? Cosa ne pensi Andrea?

Penso che prenderla con ironia sia molto utile, ma non sufficiente. Dalla tua domanda capisco che non è ancora chiara la differenza tra decrescita e recessione, prese erroneamente per sinonimi. La recessione è quella che stiamo vivendo, che ci piomba addosso creando non pochi problemi (come dice spesso Latouche, anche all’interno del nostro documentario: non c’è niente di peggio della recessione per un sistema basato sulla crescita come il nostro); la decrescita è invece una presa di coscienza, una scelta di vita, o anche solo la consapevolezza che c’è da fare di necessità virtù. È come la differenza tra il mangiare meno perché si ha meno cibo (recessione) e il mangiare meno perché ci si mette a dieta (decrescita): si mangia meno in entrambi i casi, ma per motivi ben diversi. 
Dal punto di vista della decrescita felice, comunque, stando ai tuoi esempi il mio obiettivo è quello di usare meno benzina, o meglio, di sprecarne meno, in modo da avere più soldi da destinare alle cure odontoiatriche per i figli. È questione di ottimizzazione delle risorse, insomma. Con la recessione che stiamo vivendo, infatti, non solo non puoi garantire le cure odontoiatriche ai bambini, ma non ti prepari nemmeno all’idea che il mondo per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi sei decenni (consumi inutili a gogo) non ci sarà più. In poche parole: sì, con la decrescita felice hai molte più probabilità di garantire le visite dal dentista ai tuoi figli, perché i soldi che servono lì li avrai trovati eliminando un sacco di bisogni inutili (e sprechi, appunto) che la società dei consumi e la crescita ti avevano portato ad avere.


E ora l'ultima  domanda la rivolgo a Stefano, che oltre ad aver collaborato per la sceneggiatura con Andrea e Lorenzo, ha montato, curato la fotografia e soprattutto è il regista di Presi per il Pil, domando: potrebbe essere di successo realizzare un cartone animato, con personaggi vicende avventurose, storie da raccontare in modo propositivo sulla decrescita? Mi viene in mente Peppa Pig dove con semplici storielline illustrate ai bambini, si riescono a trasmettere valori positivi, è noto poi che dietro ai cartoni animati esiste un grande merchandising, un esempio è l’impero che ha costruito Iginio Straffi con lo studio di animazione Rainbow e le sue Winx, si creerebbe indotto lavorativo, dunque potrebbe ottenere successo un personaggio decrescente? Ricordo da bambino le avventure di Grisù, il draghetto in eterno conflitto generazionale con il padre che incendiava e inquinava il mondo, Grisù invece intento nell'esatto opposto...


Un cartone animato con protagonista un personaggio decrescente mi sembra una bellissima idea. Mi divertirebbe realizzarlo. Mi capita spesso di organizzare laboratori con i bambini nelle scuole elementari o medie, dove realizziamo animazioni con varie tecniche digitali, è un'esperienza sempre molto entusiasmante. Quello del cartone animato è un linguaggio molto efficace per raggiungere le nuove generazioni, che sappiamo bene essere quelle che più avranno la possibilità di cambiare il mondo in cui viviamo. Dunque se ci fosse la possibilità di veicolare la decrescita anche attraverso un cartone animato, sarebbe assolutamente positivo.
Ciò che mi pare più difficile è trovare il modo di produrre e distribuire un prodotto di questo tipo. Con il nostro progetto abbiamo avuto enormi difficoltà a trovare i mezzi, abbiamo tentato di coinvolgere produttori ed emittenti televisive, ma senza successo. A fatica siamo riusciti ad ottenere un piccolo sostegno dalla Film Commission Piemonte e siamo riusciti a portare a termine una campagna di crowdfunding. Per noi sono state risorse fondamentali per portare avanti il progetto, ma sono state in ogni caso molto limitate. Sostanzialmente la nostra è stata un'autoproduzione, in cui molti professionisti hanno messo a disposizione gratuitamente il loro lavoro. Per questo dico che vedo difficile la produzione di un cartone animato che coinvolga case di produzione solide ed emittenti televisive, che garantirebbero una distribuzione di massa.
Ancor più vedo complicato creare un business col merchandising. Sono temi che difficilmente trovano spazio sui grandi mezzi di comunicazione e che ancor meno suscitano interessi di tipo commerciale. D'altra parte, mi sembrerebbe un po' contraddittorio parlare di decrescita vendendo pupazzi, magliette o altro negli autogrill (come accade con Peppa Pig, restando al tuo esempio). Decrescita significa anche riorientare il sistema industriale verso produzioni sostenibili dal punto di vista ambientali. In altre parole, è vero che una grande produzione garantirebbe anche lavoro, ma comporterebbe sicuramente la produzione di oggetti inquinanti, perché fatti con fonti fossili e che facilmente diventerebbero rifiuti da smaltire. Vedrei molto meglio una produzione "leggera", che riducesse al massimo il consumo di risorse e utilizzasse internet come principale canale distributivo.
Noi stessi ci siamo interrogati sull'opportunità di distribuire il nostro documentario su supporto fisico (dvd) oppure se utilizzare soltanto la rete. Alla fine abbiamo optato per il dvd, anche per poter ricompensare con qualcosa di più tangibile e duraturo coloro che ci hanno sostenuto con il crowdfunding. Abbiamo comunque scelto una confezione low cost, che non contenesse plastica. Sia chiaro, non siamo estremisti e, come si dice anche nel nostro documentario, siamo tutti immersi nel sistema e questo ci impone continui compromessi. Tuttavia, dove si può, ognuno a suo modo, pensiamo sia importante lanciare un segnale. Con "Presi per il PIL" stiamo lanciando un segnale. Vedremo in che modo sarà raccolto.

Grazie  Lorenzo Andrea  e  Stefano,  grazie  a voi,  che gentilmente mi avete concesso alcuni minuti  per rispondere ad un metalmeccanico in rete, e per il vostro impegno.
Dunque cari lettori cerchiamo di non farci più prendere  per il Pil,  e buona visione del trailer.