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venerdì 7 giugno 2013
domenica 12 maggio 2013
martedì 26 marzo 2013
Pausa teatro
Ore 7.00 , si incomincia: E' ancora freddo e umido. Odore di olio inconfondibile in qualsiasi officina, l'odore è diverso da officina a officina, ognuna ha il suo odore, solo quello del caffè è comune. Rumore, sempre, dappertutto, si usano le cuffie. Tra poco però tutto si trasformerà, sono le 10 in punto. Spengo il tornio. Saluto. Lavo le mani con la saponetta ed una spugna, con il lato abrasivo frego forte. Le mani sempre nere e martoriate, c'è sempre un graffio. Mi cambio. Scarpe. Giubboto. Cappello. Timbro il cartellino ed esco: sono in pausa teatro. Oggi ci sono i Passerotti che volano sul palco. Sono in anticipo ma non trovo parcheggio. L'affluenza per il concorso teatrale è folta, faro' quattro passi in più, parcheggio al parco qui dietro, magari tutti facessero quattro passi in più, sembra che se non possano parcheggiare in platea non ci siano soluzioni. Stolti. Finalmente entro in teatro, è pieno. Lo stupore mi circonda e m'inebria, l'aria è piena di sensazioni, vibra, non sa di olio. Sipario: incominciano i Passerotti della IV classe, sono bravissimi, non hanno più paura ora che sono in scena, sono disinvolti e sicuri. Veloci, coinvolgenti. Mia figlia sta facendo teatro, in un teatro vero con le poltrone in velluto rosso ed i cappotti scuri appesi agli schienali.
Quanti lavori diversi che ci sono nel mondo, dottori, insegnanti, avvocati, panettieri, registi, fumettisti e metalmeccanici. La faccenda più strana, che non mi riesce a quadrare, sono i contrasti nel mondo. Sopra questa palla bagnata, che rotola per il cosmo, ci sono anche altri bambini con il loro spettacolo. Chissà perchè li vedo, proprio adesso, immagini di un viaggio in Nepal : spaccano sassi con un martello pesantissimo lungo i bordi della strada, cumuli di pietrisco sminuzzato finemente da caricare sul camion rosso ruggine che sta arrivando rumoroso e fumoso, la marmitta brontola puzzolente e non smette di disegnare ombre nere che faticano a dissolversi. Saltano giù dal camion vestiti di stracci, non hanno scarpe, qualcuno le infradito, dieci anni al massimo, pala in mano, come i nostri bambini tengono astuccio e zainetto. Comincia la logistica del grigio pezzo di mondo tritato. Il rumore della pala consunta che penetra nei sassolini, lo sento ora, qui nel teatro, i primi sassolini cadono sul pianale vuoto del camion fanno un rumore inconfondibile, assomiglia agli applausi.
Lo spettacolo è terminato, mia figlia danza leggera assieme ai suoi coetanei, sono contenti, almeno credo.
Sono fortunato e non me ne rendo mai conto! Ora posso tornare in officina. La pausa teatro è terminata.
Carletto
lunedì 18 marzo 2013
La sfiga non esiste...
Ci vuole una vita per morire e ci vuole un a vita per capirlo (vita intesa come spazio temporale, molto tempo) e poi, quando si muore, ci si rende conto quali le cose importanti o che si sarebbero dovute ritenere importanti, i rimpianti insomma. Molti mi dicono che sono pessimista e che mi fascio la testa prima di essermela rotta, allora domando a qualcuno: perchè se intendi fare un week-end in una capitale europea, (esperienza meravigliosa i soldi meglio spesi sono in viaggi, piante e libri), ti prepari un bagaglio con cinquantamila oggetti tra vestiti scarpe e creme? Non ti basterebbero un paio di mutande, un maglione, più quello che indossi, uno zainetto con un libro, più la tua voglia di conoscere? Non ti basterebbero? Mi risponde qualcuno: metti per sfiga che ti si rovescia addosso un caffè, cosa fai? Vai in giro con i calzoni sporchi? Rispondo io: Beh... la foto con i calzoni sporchi di caffè sarebbe bella da vedere, non te la dimentichi più e poi non ti sembra di fasciarti la testa prima di essertela rotta?
Parlare in vita di morte mi sembra molto terapeutico anche perchè attenua rancori, odio, avidità, bramosia, cupidigia, ansie... è un po' come diffondere della musica classica all'interno delle metropolitane, è dimostrato, la delinquenza diminuisce e la malvagità lascia il posto a piacevoli sensazioni.
Forse, amore per la vita, amore per la serenità, (vedi il mio precedente post sula serenità)
far finta che la morte non arriverà mai o si spera che sia il più lontano possibile, è come pensare alla crescita infinita del prodotto interno lordo, il PIL, si è già morti dentro, questa è avidità, paura di soffrire. Vivere conoscendo la propria mortalità ti lascia sereno dentro... qualcuno un po' meno.
Il passato è passato il futuro è un'incognita ma il presente è un regalo! Siamo fortunati e non ce ne rendiamo mai conto!
Suggerisco la lettura di Aquilino, Death Watch, pane e lacrime Lampidistampa.
lunedì 4 marzo 2013
Se solo avessi un cervello, un cuore , il coraggio...
Io potrei passare il tempo, conferendo con il tempo, e parlando con i fior, poi grattando la mia testa, i pensier far uscire, se un cervello avessi qui, trovare soluzioni, e dare spiegazioni, a chi è in difficoltà, con i pensieri penserei, un grande genio io sarei, se un cervello avessi qui, potrei dirti perchè, nel mare il sale c'è, e pensar cio che non ho pensato mai, poi riposarmi e ripartir, non vorrei essere un niente, solo paglia e imbottitura, tutto pieno di dolor, io vorrei ballare allegro, e sorridere alla vita, se un cervello avessi qui!, se un cervello avessi qui!, potrei dirti perchè, nel cielo il sole c'è, e pensar ciò che non ho pensato mai, poi riposarmi e ancor pensar, si sarebbe proprio bello, trovare la ragione per tutto quello che vuoi, forse ti mentirei e più felice io sarei, se un cervello avessi qui!
Quando un uomo non ha un cuore, non dovrebbe stare solo, tormentato dal pensier, e il mio animo più umano, poi sarà, se un vero cuore nel mio petto batterà, sarei dolce e premuroso, sensibile e affettuoso, ed amico dei bambini, io sarò, se un vero cuore, nel mio petto batterà, anch'io vorrei cantar, e mano nella mano passeggiar, guardo lei, lei guarda me, che batticuor... oh si, se soltanto avessi un cuor, io saprei cos'è l'amore, e mi innamorerei, e la gioia ed il dolore proverei, se un vero cuore, nel mio petto batterà.
A restare senza il coraggio, non c'è nessun vantaggio, nel vivere quaggiù, ogni giorno mi tormento, io non riesco a far spavento, e il ruggito a far uscir!, con la voce mie potente, spaventeri la gente, che fugge con terror, fiero e nobile sarei, se il mio coraggio a tutti quanti, io sapessi dimostrar!, io potrei senza timor, lottare con ardor, e ruggir come non ho ruggito mai, e allora roarr, ruggir ancor, il re della foresta, con la corona in testa, il mio orgoglio dimostrar, sarei forte e coraggioso.
Si va a trovare il mago, il grande mago di Oz, vedrai, vedrai è il mago dei maghi, tra tutti il migliore lui è, se mai o mai un mago c'è, il mago di Oz è il solo perchè, perchè, perchè, perchè, perchè, il mago più grande tra i maghi lui è, si va a trovar il mago, il grande mago di Oz.
AQUILINO
La Porta
C'era una volta la porta
di questa favola corta.
Chiusa la porta, fermo il cammino,
dove credi di andare, bambino?
Vado lontano, questo risponde,
dove sul mare brillan le onde.
Dietro la porta un mistero:
sarà falso cio' che è vero?
Attento, bambino che vai lontano,
chiedi a qualcunio di darti una mano.
Apro la porta e vado da solo,
un passo, un altro e poi spicco il volo.
La porta s'è aperta e richiusa,
la storia qui sembra conclusa.
Ma un altro bambino arriva gridando:
apriti, porta, sono io che comando!
Aquilino
aquilinoaquilino.blogspot.com/
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