Visualizzazione post con etichetta etica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta etica. Mostra tutti i post

sabato 30 novembre 2019

Antologia minima anti-barbarie

Da un po' di tempo che non scrivo, non per mancanza di stimoli, mi son reso conto che c'è tanta gente che scrive, libri, quindi meglio leggere e riflettere che scrivere, almeno per quanto mi riguarda.
Recentemente però l'amico Pietro mi ha invitato a partecipare attivamente  in una pagina social da lui  promossa,  mi ha fatto ricordare i libri che ho letto e che sono in lettura oppure in rilettura (perchè no?) tra un colpo di pedale la famiglia l'officina e gli acquisti, ripropongo ciò che ho condiviso nei social network con qualche piccola modifica.

Credo sia una simpatica carrellata di una antologia minima per prevenire le barbarie dell'uomo,
quello Sapiens, Consumens, Faber...




Consigli per i non acquisti





Siamo arrivati in cima al picco dei consumi....







Per produrre ciò che consumiamo necessario estrarre risorse che non sono infinite






Buona cosa prepararsi tra un consumo ed un altro







Siamo patologicamente malati di consumo
Homo consumens







Se la matematica non è una opinione a furia di consumare ci consumeremo









Ne combineremo e ne vedremo di tutti i colori per continuare a consumare







L'italia consuma molto molto più di ciò che produce








In italia sono più le persone che consumano che quelle che producono







Consumiamo oggi il futuro delle nuove generazioni







Sul consumare il tempo,
i greci avevano un gran tribolare





Non consumiamo tutti allo stesso modo






dopo enciclica Laudato Si visionato








ci vuole speranza, oltre a quella, la speranza di essere stato fin qui gradito... mi
congedo con l'unico acquisto consentito 








dopo il consumo il collasso?











mercoledì 8 ottobre 2014

Bozza proposta di legge - Clima Bene Comune - scuola e antropocene

Proposta di legge
scuola e antropocene
CLIMA BENE COMUNE

Relazione illustrativa:
Sulla base degli elaborati dell’IPCC ( Intergovernmental panel of Climate Change) le tre sezioni presentate, sul Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici rispettivamente dedicate a:
1 fondamentali fisici
2 impatti, adattamento e vulnerabilità
3 mitigazione

sono il frutto della verifica e moderazione dei più recenti studi scientifici, a tutt’oggi costituiscono quanto di più completo aggiornato e affidabile possa esprimere la comunità scientifica internazionale su questi temi cruciali per l’umanità, che confermano le preoccupazioni per il futuro climatico e ambientale del pianeta.
Il riscaldamento atmosferico è inequivocabile ed esteso a tutto il pianeta, gli oceani si sono riscaldati, la deglaciazione prosegue in tutto il mondo e i livelli oceanici di conseguenza sono cresciuti, oltre ad aver assorbito circa il 30% di CO2 acidificandosi, la concentrazione di gas serra, principalmente biossido di carbonio (+ 40% dell’era preindustriale, 400 ppmv), metano e protossido di azoto, è ai massimi livelli da almeno 800.000 anni: alla luce di tutti questi dati a confronto è <<estremamente probabile>> che l’attività umana sia la causa dominante del riscaldamento osservato da metà secolo (forzante radiativo antropogenico circa +2.29 W/m2 nel 2011 rispetto al 1750), trascurabile invece il contributo dell’attività solare (solo +0.05 W/m2)
Entro la fine del XXI secolo è previsto un riscaldamento di 0.3 – 4.8 °C, ondate di caldo più frequenti e prolungate, ondate di freddo più rare, cambiamenti irregolari nel ciclo dell’acqua, scomparsa estiva della banchisa artica probabilmente dopo metà secolo, riduzione del volume dei ghiacciai globali da 15-55% (scenario migliore) a 35-85% (scenario peggiore), aumento dei livelli marini probabilmente tra 26 e 82 cm, oltre ai 19 già osservati.
I cambiamenti climatici sono già tra noi e l’efficacia delle azioni di mitigazione e adattamento attraverso strategie sia individuali, sia collettive e governative messe in atto in questi anni, saranno cruciali nel determinare il livello di esposizione dell’umanità ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici nel XXI secolo.
Per avere elevate probabilità di limitare a 2°C il riscaldamento entro il 2100, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera dovrebbe stabilizzarsi entro 450ppmv, attraverso drastiche riduzioni delle emissioni globali del 40-70% nel 2050 rispetto 2010. Ogni ritardo nell'attuazione di tali politiche renderà gli effetti benefici per l’ambiente e l’umanità più tardivi e marginali, mentre i costi finali cresceranno e i guasti potranno divenire irreversibili e difficilmente gestibili in termini di adattamento. Un nuovo studio del Joint Research Centre della Commissione Europea (Climate Impacts in Europe. The JCR Peseta II Project) indica che in assenza di azioni contro i cambiamenti climatici, sono da attendersi entro questo secolo perdite economiche per 190 miliardi di Euro in Europa a causa di maggiori eventi meteo estremi, crisi nei raccolti agricoli, incendi boschivi, erosioni costiere, alluvioni ed emergenze sanitarie (htpp://peseta.jrc.ec.uuropa.eu/ htpp://publications.jrc.ec.europa.eu)

L’IPCC nel 2007 è stato insignito con il Premio Nobel per la Pace, e Il Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici IPCC, condiviso e sottoscritto all’umanità da 195 stati nel mondo, è un documento straordinario oltre che di elevatissima importanza per la diffusione della conoscenza scientifica a livello mondiale, per lo studio degli effetti antropogenici e le sue ripercussioni, visto e considerato la crescita della popolazione mondiale in un pianeta finito e della conseguente pressione per l’approvvigionamento delle materie prime che non sono illimitate, oltre all’aumento della domanda del fabbisogno energetico, è opinione condivisa , che la cosa più preziosa di cui disponiamo è l’ambiente naturale in cui viviamo e che è unico e anch’esso limitato, dunque è compito, di uno Stato democratico, facilitare la diffusione del sapere scientifico attuale, oltre a stimolare la consapevolezza della limitatezza delle risorse non rinnovabili e la condivisione di queste ultime col fine primario di scongiurare conflitti armati per la suddivisione delle risorse.
L'IPCC, organismo internazionale istituito nel 1988 per far luce sul sapere scientifico sui cambiamenti climatici, è la più autorevole fonte internazionale sulla scienza del clima. I rapporti dell'IPCC sintetizzano la più accreditata letteratura scientifica- peer reviewed- cioè letteralmente valutata anonimamente da esperti “alla pari”- sul tema, e sono approvati dai governi. L'unicità dell'IPCC è data proprio dalla natura scientifica e intergovernativa del Panel: approvando i rapporti dell'IPCC, i governi infatti ne riconoscono l'autorevolezza scientifica, e offrono ai decisori un'informazione scientifica rigorosa ed equilibrata. I rapporti di valutazione sui cambiamenti climatici sono prodotti ad intervalli regolari- ogni sei anni; ad essi saltuariamente vengono affiancati rapporti speciali e metodologici. Ogni rapporto di valutazione si compone in realtà di tre rapporti specifici, prodotti da tre distinti gruppi di lavoro, e da un rapporto di sintesi. Il primo gruppo di lavoro produce il rapporto sulla scienza fisica del clima (WGI – The Physical Science Basis); il secondo rapporto sugli impatti, la vulnerabilità e ladattamento (WGII – Impacts, Adaptation and Vulnerability); il terzo, infine il rapporto sulla mitigazione del cambiamento climatico (WGIII – Mitigation of climate change).

visto il Quinto Rapporto di Valutazione AR5 http://www.ipcc.ch/
vista la Convenzione Quadro sul Cambiamento Cliamtico UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change
vista l'Agenda 21 ed il Millennium Development Golas
visto il Protocollo di Kyoto
visto l'OECD Environmental Outlook to 2050, The Consequences of Inaction, rapporto preparato con la collaborazione dell'Agenzia per la Valutazione dell'ambiente olandese, PBL 
visto l'UNEP, United Nations Environment Programme
visto WITCH, World Induced Technical Change Hibryd Model, modello di valutazione integrata disegnato per valutare gli impatti delle politiche climatiche sui sistemi economici, e per capire le risposte ottimali dei sistemi economici ai cambiamenti del clima.
visto EEA Techincal report. No 13/2007 Climate Change: the cost of inaction and the cost of adaptation
visto UN-REDD Reduction of Emission from Deforestation and Forest Degradation www.un-redd.org
vista la Dichiarazione di Torino

( citazioni tratte da SMI Società Meteorologica Italiana Nimbus e - CLIMA BENE COMUNE - di Luca Mercalli e Alessandra Goria)


Citazione delle pagg 123 124 del recentissimo testo scolastico edito nel Marzo 2014 da Scienze Zanichelli – La fisica dei cambiamenti climatici- di Claudio Romeni –

Per una cittadinanza responsabile:
(…) L'umanità deve pertanto fronteggiare i cambiamenti climatici mettendo in atto strategie di mitigazione, attraverso azioni che riducano le emissioni di gas serra nell'atmosfera, e strategie di adattamento alle conseguenze ambientali derivanti da tali cambiamenti.
La comunità scientifica chiamata a fornire indicazioni relative all'impatto antropogenico sul clima e ai rischi che questo comporta a livello ambientale. A partire da questa attività di valutazione del rischio, alla scienza spetta il compito di individuare le scelte possibili in termini sia di mitigazione sia di adattamento. Tuttavia la gestione del rischio è un'attività che attiene anche alla sfera politica e che coinvolge l'intera collettività nel decidere quali opzioni perseguire. In particolare, ogni azione di mitigazione comporta scelte economiche che ridefiniscono l'impiego dei combustibili fossili e l'uso del territorio. Ciò rappresenta il principale ostacolo alla messa a punto di scelte condivise tra le varie nazioni.
Pur essendo le principali responsabili dell'attuale livello di emissioni, le nazioni più sviluppate si oppongono a una riconversione, ritenuta eccessivamente onerosa, verso modelli economici basati sul progressivo abbandono dei combustibili fossili a favore di tecnologie aventi maggiore sostenibilità ambientale. Dal canto loro, le nazioni in via di sviluppo considerano la disponibilità di energia a basso costo derivata dei combustibili fossili, in particolare il carbone, uno dei fattori necessari per assicurare un benessere crescente alle loro popolazioni.
In realtà, da entrambi i punti di vista si compie un grave errore di prospettiva: il costo ambientale derivante dall'utilizzo dei combustibili fossili verrà pagato da tutti, indipendentemente dal godere o meno dei benefici temporanei che esso arreca.
La spinta convergente di nazioni come Stati Uniti e il Canada da un lato e al Cina dall'altro ha portato al sostanziale fallimento del <<Protocollo di Kyoto>> , il cui scopo era quello di promuovere una mitigazione a livello mondiale delle emissioni di gas serra.
Comprendere natura e origine dei cambiamenti climatici, valutare i rischi che essi comportano, contribuire a operare scelte di mitigazione e adattamento: solo lunga questa traiettoria si può sviluppare una cittadinanza responsabile in una Unione Europea che si distingua nello scenario internazionale per un'azione politica volta al contenimento delle emissioni. <<La vita ha modellato il clima terrestre. Il genere umano è stato solo la specie più recente a farlo>>, dice il meteorologo del MIT Emanuel Kerry. Oggi le conoscenze scientifiche ci consentono di essere la prima scpecie in grado di farlo in modo consapevole e sempre più rispettoso delle prossime generazioni che abiteranno il pianeta Terra.

Oggetto della legge
I risultati e le informazione contenute nel Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici, (oltre che gli aggiornamenti a venire) siano considerati materia di studio scolastico obbligatorio a tutti i livelli e gradi di istruzione, a cominciare dalle prime classi della scuola primaria, col fine di stimolare la comprensione dei cambiamenti climatici di origine antropogenica in atto, per promuovere consapevolezza e resilienza, per meglio poi attuare le strategie per la mitigazione degli effetti a lungo termine.

Art.1 

(Insegnamento quinto rapporto IPCC)

  1. A decorrere dall’anno scolastico 2015/2016, l’insegnamento delle informazioni contenute nel Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici (IPCC) sono inserite come materia di studio obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle modalità seguenti:
    1. scuola primaria: terzo, quarto e quinto anno;
    2. scuola secondaria di primo grado: il primo, secondo e terzo anno;
    3. scuola secondaria di secondo grado: per tutti e cinque gli anni
  2. L’insegnamento del Quinto Rapporto IPCC per l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative ai fondamentali fisici, impatti, adattamento e vulnerabilità, mitigazione dei Cambiamenti Climatici in atto, comprendendo percorsi didattici, iniziative e incontri formativo-esperienziali finalizzati a informare e suscitare riflessioni in merito all'urgenza di agire. In particolare, per quanto riguarda il programma di studio dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, di cui al comma 1 lettera c), esso dovrà svolgersi per indirizzare ed incentivare la ricerca scientifica in merito.
    Art.2 
    (Norme di attuazione).
  1. Il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca provvede, con propri decreti, ad aggiornare e adeguare i piani di studio relativi all’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative al Quinto Rapporto IPCC e relativi aggiornamenti futuri al fine di inserire in essi l’insegnamento dei mutamenti climatici e le loro conseguenze.
  2. Le regioni e le province autonome con competenza legislativa riguardo ai sistemi educativi delle comunità linguistiche riconosciute, daranno attuazione alla presente legge nel rispetto dei principi di cui all’articolo 6 della Costituzione.

Art. 3.

(Clausola di invarianza finanziaria).

  1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.








venerdì 6 settembre 2013

Tutti a scuola

Immanuel Kant

La redazione del quotidiano on-line BtB oresette mi sottopone un questionario:


1) E’ ancora valido il modello formativo dell’Italia?

2) Quale ruolo potrebbero avere gli Stati Generali dell’Università per ridiscutere il modello italiano?

3) Quali azioni di miglioramento possono compiere Rettori e Atenei per favorire il ricambio del modello formativo?

4) Quali semplici e pratiche decisioni potrebbero/dovrebbe prendere la politica nazionale per incoraggiare lo studio universitario? E la formazione post universitaria?

5) Quali sostegni (strutturali, sociali ed economici) sarebbero necessari per trasformare la ricerca accademica in innovazione per il territorio?

6) Come potrebbe essere strutturato l’apporto di energie economiche e didattiche private e internazionali a sostegno del settore formativo nazionale?

Sinceramente sono in "difficoltà" nel rispondere. Come sono solito sottolineare, specifico che sono stato istruito per svolgere  la funzione sociale da metalmeccanico, (ne ho fatto addirittura il titolo del mio blog!) quindi introdotto nel mondo lavorativo al più presto per poter anche contribuire, attraverso le tasse da lavoratore, al mantenimento della scuola pubblica. Posso scrivere solo per la  mia esperienza di vita: da un lato sono dispiaciuto se con le mie tasse si garantisce discreta istruzione fino a produrre menti eccellenti che purtroppo riescono a trovare lavoro piu' facilmente all'estero, dall'altro sono contento di potermi confrontare con coetanei, o persone poco più mature di me,  che  a volte  trovo cosi' sterili, e penso cinicamente tra me e me: beh, se all'università hanno avuto uno strappo di carta igienica in bagno è stato anche grazie alle mie tasse come lavoratore...

Oggi la scuola è di normalizzazione.

Oggi la scuola è in dematerializzazione, infatti, dal prossimo anno scolastico sarà introdotto il registro elettronico creando il panico tra gli italiani, che da sempre non sono pronti alle innovazioni. Sopratutto i genitori. Mi viene in mente il libro di Michel Serres "Non è un mondo per vecchi" (ne avevo già scritto in passato, Serres, ottuagenario, forse più conosciuto per il suo insegnamento presso la Stanford University, è un sostenitore del libero accesso alla conoscenza, in particolare di Wikipedia ).

Oggi insegnanti escono dal precariato a 64 anni, poco prima del pensionamento...

Oggi insegnare è forse più un'ambizione a trovare un posto di lavoro più che una vocazione, purtroppo la qualità si confronta con la competizione. Agli insegnanti poi che sono in continuo aggiornamento, quindi più preparati, non è riconosciuto il loro maggiore impegno.

Non ho ancora letto di Ivan Illich "descolarizzare la scocietà", anni 70, però mi sento meglio dopo aver visto l'ultimo film Disney "Moster university", anche Walt Disney era dislessico lo sapevate?

Credo fortemente che la scuola sia importante per contrastare l'ignoranza, non per promuovere chi "conosce" più nozioni. Giustamente come scriveva Eric Fromm, tutti dovremmo rifrequentare la scuola dai quarant'anni in poi, proprio per completare il percorso individuale di formazione, dopo le esperienze di vita vissuta, semplicemente si è più maturi.

Oggi manca l'etica a scuola, nel lavoro, nella politica, nella vita di tutti i giorni?

Credo anche che ci si dovrebbe soffermare di più a riflettere e dedicarsi all'insegnamento dell'etica; oggi questa parola suona un pochino obsoleta,  la parola a cui siamo assuefatti è "business as usual".

Il buon senso e l'etica, anche ai livelli più alti d’istruzione, non sempre la vince sul profitto: chissà se i piloti dei caccia bombardieri che stanno per decollare alla volta dei cieli siriani, utilizzeranno al meglio il loro più alto livello d’istruzione? Ingegneri che progettano strumenti di guerra, metalmeccanici specializzati che  li realizzano, piloti che volano e perseguono un obbiettivo escogitato da generali e approvato da capi di stato molto istruiti, chissà se si ricordano le più banali lezioni che si apprendono all'asilo? Non bisticciare, non litigare, condividere, sorridere, fare la pace, dai giochiamo tutti insieme che è meglio.
...
Non è che più ci si istruisce, più si perde di vista l'etica? No, è che è l'unico posto dove  la  si insegna e la si mette in pratica è la scuola materna, forse in rari casi anche alle scuole elementari.