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domenica 30 novembre 2014

Il paese degli elefanti

Il liquido più prezioso che conosciamo non è l’acqua, ed è nero, come il colore delle guerre. Probabilmente sarebbe meno accessibile anche l’acqua potabile senza l’incredibile energia  sfruttata degli esseri umani che ha permesso un’evoluzione impensabile ai tempi di Leonardo, in modo esponenziale, sotto moltissimi punti di vista, nel bene e nel male, dalla  locomotiva  alla rivoluzione verde degli anni sessanta in agricoltura, fino alle più recenti stazioni aereospaziali, o allo straordinario tonnellaggio dei mercantili portacontainers.  Siamo drogati da questa energia fossile e la nostra quotidianità è regolata e sincronizzata  al ritmo delle pompe che pulsano da oltre un secolo e mezzo  che succhiano dalle viscere della Terra.  Automobili, vacanze, cibo, divertimenti, guerre, plastica, lampadine colorate e televisioni tascabili che permettono anche di telefonare, viviamo in un mondo condizionato dall’uso (e spreco) dell’energia che ci sembra inesauribile. Non  è così: come scrive Luca Pardi  nel suo ultimo lavoro letterario  Il paese degli elefanti,  LuCe edizioni:   <<dire che il nostro paese  è ricco di idrocarburi, è come dire che l’Italia è il paese degli elefanti perché ce ne sono due allo zoo di Pistoia e altri tre o quattro sparsi per i circhi, non è così, è una frottola! >>.  Allora qual è la realtà? Quanta energia è nascosta nello stivale italiano?  E nel mondo? Riserve e risorse sono la stessa cosa? Gli idrocarburi e l’informazione ? Cos’è l’energia netta? Cosa significa rapporto EROEI? Tutte le risposte le troveremo in questo rigoroso e ricco lavoro scientifico, facile da comprendere, forse anche per i politici.
Non siamo più negli anni cinquanta con Don Camillo e Peppone , aspettavamo il progresso ed è arrivato( non per tutti però),  il sogno energetico di Enrico Mattei è precipitato con il suo aereo e la popolazione è cresciuta, esponenzialmente con tutti i suoi eccessi, ed I limiti allo sviluppo “nuovi o vecchi” che siano, arriveranno comunque, come intuì Aurelio Peccei. Molti esseri umani sono accecati dalla TV e considerano tutto in termini di profitto, quanto mi costa, quanto ci perdo, ma non di quando finisce, Luca Pardi laureato in chimica, umile militante , presidente di ASPO Italia, con la sua inflessione tipica toscana,  attiva i neuroni dei ricordi e il  film di Benigni e Troisi, Non ci resta che piangere appare ora starno, e sorridendo no ci resta che riflettere.

… speriamo un giorno di vedere Luca Pardi in TV, magari se lo dice la TV?...

https://www.youtube.com/watch?v=jtbMZ7Jy8ig#t=7682

martedì 5 agosto 2014

Presi per il Pil

Andrea Bertaglio (@AndreaBertaglio) scrive per vari quotidiani, riviste e siti web, occupandosi principalmente di temi ambientali e sociali. Ha lavorato nel 2007 in Germania presso il “Centre on Sustainable Consumption and Production”, centro nato dalla collaborazione tra il “Wuppertal Institut per il Clima, l’Ambiente e l’Energia” e UNEP, il “Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente”. Proprio lì ha iniziato a pensare che portare il nostro modello di sviluppo anche nei Paesi più “poveri” possa non essere la soluzione ai loro problemi. Ciò non significa che non si possano sviluppare anche loro, ci mancherebbe, ma che se lo faranno in un modo diverso rispetto a quello occidentale (basato solo sulla crescita dei consumi, dei profitti e del PIL) sarà molto meglio per tutti. Fa parte (ed è ex vice-presidente) del Movimento per la Decrescita Felice, dove collabora alle attività di divulgazione partecipando a seminari, convegni e conferenze in giro per l’Italia e non solo.


Lorenzo Fioramonti (@globalreboot) lotta contro il PIL da quasi un decennio. Come professore di economia politica internazionale all'Università di Pretoria (Sudafrica), coordina varie ricerche nel campo delle economie alternative, della governance dal basso e delle diverse forme di transizione verso modelli di sviluppo socialmente, politicamente ed ecologicamente sostenibili. Nel 2013, è stato invitato dalla fondazione Rockefeller a far parte di un gruppo di lavoro di 20 economisti ed esperti di sviluppo da tutto il mondo, insieme al premio Nobel Joseph Stiglitz ed al consulente economico di Obama, Alan Krueger. Lorenzo è l'autore del libro “Gross Domestic Problem: The Politics Behind the World's Most Powerful Number”. Il suo blog è www.globalreboot.org



Stefano Cavallotto(@settembrefilm) da oltre dodici anni si dedica principalmente alla regia e produzione di documentari. Il suo lavoro l’ha portato a raccontare di minatori sulle Ande boliviane, di rifugiati iracheni a Istanbul, di giovani musulmani a Milano, di piccole schiave invisibili in Perù, di progetti di ricostruzione nelle isole Andamane colpite dallo tsunami e a L’Aquila dopo il terremoto. Dal 2005 è titolare della casa di produzione Settembre Film, specializzata nel documentario sociale e nella comunicazione al servizio del no-profit. Nel 2011 è stato selezionato per il programma di formazione per professionisti del documentario ESoDoc. Stefano da tempo si interroga a livello personale e attraverso il suo lavoro su tematiche come lo sviluppo, le dinamiche socio-economiche globali, l’impatto della cultura umana sull’ambiente, e questo l’ha portato nel 2010 ad incrociare i cammini di Andrea e Lorenzo, che cercavano compagni di avventura per dare forma ad una nuova idea...di qui è nato “Presi per il Pil”.

Queste tre persone sono gli autori del documentario Presi per il Pil, che raccontano nel particolare viaggio su e giù fatto per l'Italia, chi si è emancipato dal dogma della crescita illimitata, del consumo sfrenato, dell'aumento del prodotto interno lordo, dallo stress. Un film realizzato con grande entusiasmo con le straordinarie interviste a Helena Norberg-Hodge, Enrico Giovannini, Rob Hopkins, Serge Latouche, Maurizio Pallante, Giulio Marcon e Mario Pianta.

Bene, dopo mille interviste e commenti anche un metalmeccanico in rete desidera, sottoporre ai tre professionisti alcune domande, una singolare intervista con un quesito a testa, partendo proprio da Lorenzo:


 - dopo aver letto uno degli ultimi libri di Federico Rampini, dal titolo Banchieri, leggendo tra i primi capitoli, Rampini sostiene, analizzando uno studio recente dell'International Labor Organization (Ilo), che la vera decrescita sono le istituzioni bancarie, ed è grazie agli effetti della finanziarizzazione che si registra un peggioramento delle disuguaglianza sociali e rallentamento della crescita, cosa ne pensi?


Viviamo in un’epoca storica in cui la realtà ormai supera la fantasia. L’economia mondiale si regge su un equivoco: il denaro che si produce ogni giorno non esiste e la ricchezza che crediamo di generare è, in gran parte, aleatoria. Le transazioni finanziarie sono semplici contratti: hanno valore fin tanto che i contraenti ci credono. Quando la fiducia cala, la ricchezza evapora. Non è tangibile. È una pura illusione. Per questo abbiamo bisogno del PIL e del dogma della crescita. Perché se ci fermassimo, anche solo per un momento, a chiederci ‘ma che diavolo di economia è questa?’, allora l’intero sistema crollerebbe. La finanza ha bisogno della fiducia delle persone, perché non ti vende nulla che abbia un valore intrinseco. Ti vende dei ‘pagherò’, che sono legati ad altri ‘pagherò’ e che hanno un valore puramente soggettivo, che domani potrebbe sparire un batter d’occhi. Il potere finanziario è stato il principale accentratore di ricchezza (ovviamente, di ricchezza aleatoria) negli ultimi venti anni. Questo tipo di concentrazione ha ovviamente sottratto risorse ad altri tipi di attività economica, concentrando masse di valore fittizio nelle mani di pochissimi. Come sostiene l’economista Thomas Piketty, autore del best-seller Capitale Nel 21mo Secolo, stiamo tornando al medioevo, quando pochi re e vassalli controllavano le ricchezze, mentre il resto non possedeva nulla. E questo sistema, per mantenersi in piedi, ha bisogno di credere nella crescita. Perché la concentrazione delle risorse può solo continuare quando la maggioranza abbassa la testa e tira avanti. Perché il valore della ricchezza concentrata da questi ‘nuovi regnanti’ ha solo valore se le obbligazioni che hanno sottoscritto continuano a essere onorate (per esempio, se i cittadini si rifiutassero di investire le loro pensioni in fondi finanziari d’investimento, se i governi si rifiutassero di pagare i debiti che devono alle banche d’investimento, e se cominciassimo ad operare secondo un nuovo modello di sviluppo). E perché la crescita continua ci fa credere che, prima o poi, se l’economia si espande, arriverà anche il nostro turno. Questo è il cosiddetto approccio del ‘trickle down’, della ricchezza che ‘scola’ dall’alto verso il basso. È il mito in cui tutti vincono. La crescita c’impone di continuare a sostenere la ruota che gira, nell’attesa che arrivi il nostro turno. La crescita ci fa dimenticare che la ricchezza è una questione di contratto sociale. La ricchezza c’è già, noi non la creiamo. Va solo ridistribuita. Per questo ci vorrebbe una politica diversa. Il PIL c’impone di tirare dritti senza guardare. 

- Caro Andrea, lo scorso dicembre partecipando al convegno La Decrescita: una scommessa per il futuro organizzato a Varese da Kiwanis, http://carlettom.blogspot.it/2013/12/la-decrescita-una-sfida-per-il-futuro.html tra i relatori Serge Latouche che articolava bene le 8 R della decrescita, necessità di cambio di paradigma culturale, autoproduzione, risparmio energetico, riduzione delle merci aumento dello scambio di beni e servizi, etc,etc, ecco che anticipo al domanda con un po' di ironia: quando vado a fare benzina per l'auto, verificando il caro vita in prima persona, mi sono reso conto che non è che è aumentato il prezzo del carburante è, che il benzinaio te ne fornisce di meno con la stessa banconota da dieci euro... quindi praticando la decrescita, quella felice, riuscirò a garantire le cure odontoiatriche ai miei figli, visto il continuo aumento dei prezzi? Cosa ne pensi Andrea?

Penso che prenderla con ironia sia molto utile, ma non sufficiente. Dalla tua domanda capisco che non è ancora chiara la differenza tra decrescita e recessione, prese erroneamente per sinonimi. La recessione è quella che stiamo vivendo, che ci piomba addosso creando non pochi problemi (come dice spesso Latouche, anche all’interno del nostro documentario: non c’è niente di peggio della recessione per un sistema basato sulla crescita come il nostro); la decrescita è invece una presa di coscienza, una scelta di vita, o anche solo la consapevolezza che c’è da fare di necessità virtù. È come la differenza tra il mangiare meno perché si ha meno cibo (recessione) e il mangiare meno perché ci si mette a dieta (decrescita): si mangia meno in entrambi i casi, ma per motivi ben diversi. 
Dal punto di vista della decrescita felice, comunque, stando ai tuoi esempi il mio obiettivo è quello di usare meno benzina, o meglio, di sprecarne meno, in modo da avere più soldi da destinare alle cure odontoiatriche per i figli. È questione di ottimizzazione delle risorse, insomma. Con la recessione che stiamo vivendo, infatti, non solo non puoi garantire le cure odontoiatriche ai bambini, ma non ti prepari nemmeno all’idea che il mondo per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi sei decenni (consumi inutili a gogo) non ci sarà più. In poche parole: sì, con la decrescita felice hai molte più probabilità di garantire le visite dal dentista ai tuoi figli, perché i soldi che servono lì li avrai trovati eliminando un sacco di bisogni inutili (e sprechi, appunto) che la società dei consumi e la crescita ti avevano portato ad avere.


E ora l'ultima  domanda la rivolgo a Stefano, che oltre ad aver collaborato per la sceneggiatura con Andrea e Lorenzo, ha montato, curato la fotografia e soprattutto è il regista di Presi per il Pil, domando: potrebbe essere di successo realizzare un cartone animato, con personaggi vicende avventurose, storie da raccontare in modo propositivo sulla decrescita? Mi viene in mente Peppa Pig dove con semplici storielline illustrate ai bambini, si riescono a trasmettere valori positivi, è noto poi che dietro ai cartoni animati esiste un grande merchandising, un esempio è l’impero che ha costruito Iginio Straffi con lo studio di animazione Rainbow e le sue Winx, si creerebbe indotto lavorativo, dunque potrebbe ottenere successo un personaggio decrescente? Ricordo da bambino le avventure di Grisù, il draghetto in eterno conflitto generazionale con il padre che incendiava e inquinava il mondo, Grisù invece intento nell'esatto opposto...


Un cartone animato con protagonista un personaggio decrescente mi sembra una bellissima idea. Mi divertirebbe realizzarlo. Mi capita spesso di organizzare laboratori con i bambini nelle scuole elementari o medie, dove realizziamo animazioni con varie tecniche digitali, è un'esperienza sempre molto entusiasmante. Quello del cartone animato è un linguaggio molto efficace per raggiungere le nuove generazioni, che sappiamo bene essere quelle che più avranno la possibilità di cambiare il mondo in cui viviamo. Dunque se ci fosse la possibilità di veicolare la decrescita anche attraverso un cartone animato, sarebbe assolutamente positivo.
Ciò che mi pare più difficile è trovare il modo di produrre e distribuire un prodotto di questo tipo. Con il nostro progetto abbiamo avuto enormi difficoltà a trovare i mezzi, abbiamo tentato di coinvolgere produttori ed emittenti televisive, ma senza successo. A fatica siamo riusciti ad ottenere un piccolo sostegno dalla Film Commission Piemonte e siamo riusciti a portare a termine una campagna di crowdfunding. Per noi sono state risorse fondamentali per portare avanti il progetto, ma sono state in ogni caso molto limitate. Sostanzialmente la nostra è stata un'autoproduzione, in cui molti professionisti hanno messo a disposizione gratuitamente il loro lavoro. Per questo dico che vedo difficile la produzione di un cartone animato che coinvolga case di produzione solide ed emittenti televisive, che garantirebbero una distribuzione di massa.
Ancor più vedo complicato creare un business col merchandising. Sono temi che difficilmente trovano spazio sui grandi mezzi di comunicazione e che ancor meno suscitano interessi di tipo commerciale. D'altra parte, mi sembrerebbe un po' contraddittorio parlare di decrescita vendendo pupazzi, magliette o altro negli autogrill (come accade con Peppa Pig, restando al tuo esempio). Decrescita significa anche riorientare il sistema industriale verso produzioni sostenibili dal punto di vista ambientali. In altre parole, è vero che una grande produzione garantirebbe anche lavoro, ma comporterebbe sicuramente la produzione di oggetti inquinanti, perché fatti con fonti fossili e che facilmente diventerebbero rifiuti da smaltire. Vedrei molto meglio una produzione "leggera", che riducesse al massimo il consumo di risorse e utilizzasse internet come principale canale distributivo.
Noi stessi ci siamo interrogati sull'opportunità di distribuire il nostro documentario su supporto fisico (dvd) oppure se utilizzare soltanto la rete. Alla fine abbiamo optato per il dvd, anche per poter ricompensare con qualcosa di più tangibile e duraturo coloro che ci hanno sostenuto con il crowdfunding. Abbiamo comunque scelto una confezione low cost, che non contenesse plastica. Sia chiaro, non siamo estremisti e, come si dice anche nel nostro documentario, siamo tutti immersi nel sistema e questo ci impone continui compromessi. Tuttavia, dove si può, ognuno a suo modo, pensiamo sia importante lanciare un segnale. Con "Presi per il PIL" stiamo lanciando un segnale. Vedremo in che modo sarà raccolto.

Grazie  Lorenzo Andrea  e  Stefano,  grazie  a voi,  che gentilmente mi avete concesso alcuni minuti  per rispondere ad un metalmeccanico in rete, e per il vostro impegno.
Dunque cari lettori cerchiamo di non farci più prendere  per il Pil,  e buona visione del trailer.



martedì 8 luglio 2014

Mungi vacche

coltivi di mais tra i paesi Marano Ticino e Pombia (No)
Non riesco a prendere sonno, la pioggia rimbalza sulle grondaie e mi tiene sveglio,  sono sveglio insieme alle zanzare, nella testa il ritornello della canzone di Jovanotti  Piove senti come piove madonna come piove senti come viene giù! Però è una pioggerellina leggera non come quella dell'altra settimana, vero flash flood,  che ha letteralmente tritato  tutto il il seminato a mais di una azienda agricola qui vicino a casa. Disperato l'allevatore mi raccontava la sua preoccupazione, l'impotenza davanti a così tanta devastazione e con gli occhi lucidi scuoteva il capo rassegnandosi all'evidenza sul cosa fare, ""per l'orto pazienza ma  come faccio a dare da mangiare alle vacche per il prossimo anno? So  già di essere in perdita per l'anno a venire... e tutto in quindici minuti di grandine, che è venuta giù fitta fitta che neanche mio padre in sessant'anni  aveva mai visto...""
Eh si brutto affare, come si può prevedere una simile tempesta, come ci si potrebbe difendere, o per lo meno assicurare? Ma chi ti assicura?  Domando io, purtroppo questi eventi aumentano di intensità e frequenza.
  "" no no quale assicurazione? qui non mi pagherà nessuno e se vai in banca a dirgli che è grandinato l'universo ti fanno spallucce..."" Replicava il fattore.
...
Ora mi rigiro nel letto e mi domando quando sarà la prossima tempesta? E quella finanziaria? Sta montando? Quando ci sarà la prossima speculazione finanziaria che "mieterà" il ceto medio e lascerà in ginocchio molte famiglie? Arriverà anche quella, ne è sicuro Massimo il protagonista dell 'ultimo romanzo di Guido Maria Breda dal titolo I Diavoli, si legge che la finanza non è soltanto un vertiginoso gioco di prestigio, dove  il livello dello scontro si è alzato oltre i limiti, e quello per cui si lotta non è più un profitto con molti zeri. E' la sopravvivenza dell'Occidente cosi come lo conosciamo. Dell'Inflazione da asset se ne parla poco dice Brera
Basta vedere l'eccellente documentario vincitore dell'Oscar Inside Job integrale su You Tube è un film del 2010 prodotto, scritto e diretto da Charles Ferguson, che indaga le cause della crisi economica del 2008-2010,   per capire quale tempesta e passata  e quale sta per arrivare, vedere  l'eccellente Capitalism a love story di Michael Moor che dopo la deregolamentazione dei Presidenti Usa, si comprende che non esistono più regole nell'alta finanza. E che siamo come pannocchie in un campo a cielo aperto... 
Allora usciremo tutti di corsa dalla caverna, come nel Mito di Platone e ci abbaglieremo, spalancheremo la bocca, scopriremo che non esisterà più il walfare, il lavoro,la sanità per tutti, la civiltà in generale, ed invece di scoprire le meraviglie del mondo, sgraneremo gli occhi e incominceremo a massacrarci di botte, si, un po' come quando dalle nostre parti  vai a vedere "giocare" una partita di pallone, dove  rischi una coltellata o una pistolettata,  dove si cerca di emulare i divi del calcio mondiale come in Brasile, che  con fair play e
 (ant-)agonismo  si spezzano, "giocando per davvero", le vertebre,  per vincere, figuriamoci  per la competizione, quella della sopravvivenza fisica oltre che economica, se non ci massacreremo democraticamente di botte?  Si perchè la maggioranza vince, o soccombe, inerme come il mais nella  fredda bufera, dipende come al solito dai punti di vista.
...  Mi salutava il fattore, mi salutava con tono ironico : ""non rimarro' mai senza magiare, ma è una magra consolazione""... 

Allora ci vorrà forza e coraggio e mi preparerò gli stivali, quando ci saranno le prossime tempeste finanziarie farò a gara,  con fair play, a chi riuscirà a spalare letame dagli amici fattori scongiurando le scene viste nel film  "2022 i sopravissuti" Soylent Green di R. Fleischer 

Chiederò consiglio a Lorenzo Fioramonti (@globalreboot ) che insieme a Stefano Cavallotto(@settembrefilm) ed al mio amico Andrea Bertaglio (@AndreaBertaglio) hanno realizzato con grande entusiasmo il film "Presi per il Pil" il lungo metraggio che racconta la Decrescita, e il motivo per cui è importante imboccare questa strada,   scrive Bertaglio: C’è sfiducia nell’aria, soprattutto in Italia e nei Paesi con problemi simili ai suoi. C’è demotivazione, e la gente non sembra sapere cosa fare, o da che parte girarsi per trovare un conforto, un sollievo, una soluzione a una situazione asfissiante. Sembra stiano tutti cercando un modo per uscirne, ma generalmente non sanno come. Sono tutti insoddisfatti, tutti stressati, chi per un motivo, chi per un altro: chi per motivi seri, chi per stupidaggini; chi perché non ha più un lavoro, chi perché ne ha troppo ma si lavora male. Di chiaro sembra esserci solo il fatto che è ormai necessario reinventare tutto.


Pochi giorni fa è mancato Girogio Faletti e da qualche parte ho letto uno dei suoi ultimi pensieri scritti sui social network   A volte immaginare la verità è molto peggio che sapere una brutta verità. La certezza può essere dolore. L'incertezza è pura agonia.
  Aveva proprio ragione.

mercoledì 4 dicembre 2013

La decrescita: una sfida per il futuro

Ieri  pomeriggio, 3 dicembre, presso il  Centro Congressi Ville Ponti a Varese, nella Sala Napoleonica, ho partecipato al convegno organizzato da KIWANIS Varese, Università dell'Insubria, ordine dei Consulenti del Lavoro di Varese e A.N.C.L. U.P. di Varese. Tema : la  Decrescita.
Dopo il saluto di apertura del presidente Kiwanis Varese Alfonso Carollo, si è entrati subito nel vivo del dibattito caratterizzato da un altissimo livello culturale, con un  ospite molto particolare, Serge Latouche, economista , filosofo e scrittore; Professore emerito presso la facoltà di Giurisprudenza, Economia e Management dell'Università di Jean Monnet di Parigi. Sono rarissime in Italia le occasioni dove poter ascoltare il Prof. Latouche. Come moderatore il Prof. G. Armocida dell'Università dell'Insubria. A presentare il Direttore dipartimento di Economia Università dell'Insubria M. Rocca  che ha introdotto  le relazioni di altri illustri ospiti, i  docenti L. Carbone, Unisalento Lecce, con moltissime citazioni letterarie, il sintetico ma efficacissimo profilo giuridico di  L.R. Perfetti dell'Università degli studi di Bari e  M. Spanò,  del dipartimento di economia dell'Università dell'Insubria. Pregevole e coinvolgente, oltremodo pragmatico, l'intervento del Prof. C. Bonvecchio che ci consiglia <...o decresciamo, o finiremo col fare la guerra!>

Serge Latouche, nella sua lectio magistralis  presenta in modo chiaro lo "slogan" della decrescita, l'unica  alternativa  al paradigma culturale che ci pervade ormai da troppi anni, l'ossimoro della crescita, che ci sta letteralmente rovinando. Sono 8  le "R"  che le politiche degli stati democratici dovrebbero avere come riferimento: Rivalutare, sopratutto i rapporti con la natura e non predarla come stiamo depredando;  Riconcettualizzare; Ristrutturare; Ridistribuire, sopratutto i redditi; Rilocalizzare, ritrovare cioè il senso di vivere localmente e non globalmente; Ridurre; Riutilizzare, uscire dalla mentalità dell'usa e getta; Riciclare.

Oltre il dibattito, nutrito di elementi importanti, sono emerse alcune considerazioni tra i relatori che mi hanno più colpito. <Purtroppo>, dice G. Amorcida,  <la mia  generazione, nata prima della metà del secolo scorso come quella del Prof. Latouche,   è stata si ricca e fortunata, piena di sogni e traguardi, ma oggi ci lascia delusi...> gli adulti di oggi sono assenti e le nuove generazioni, che dovrebbero imporre il loro paradigma culturale, imporsi generazionalmente sui padri,  sono per lo più molli ed assenti. Una rivoluzione culturale ci vorrebbe ma con quali ambizioni?, mi domando io, semplice metalmeccanico; in risposta alla mail che ho inviato per partecipare al convegno e durante la registrazione dell'evento, mi domandavano le gentilissime signore organizzatrici:  "lei è un dottore o un avvocato?", come se la decrescita possa solo interessare ed abbracciare un ambito culturale medio alto.  Quali ambizioni possono avere i giovani, me compreso, se il futuro si prospetta sempre più nero?, più che un travaso di bile e tirare fuori la grinta, come chiedeva il colto Prof. C. Bonvecchio,  mi si stringe lo stomaco. Sono preoccupato nello scoprire che negli ultimi cinquant'anni si sono combinati i disastri più devastanti che il genere umano possa aver mai commesso, compromettendo quasi irrimediabilmente il futuro di tutti, secondo le previsioni di molti studiosi. Cosa dico ai miei figli di dieci e quattro anni: <dobbiamo decrescere, cari bimbi,  il genere umano  è andato fuori  giri!> va bene!  sintetizzando: mi  sono costruisco la casa da solo, coibentandola al massimo, mi riscaldo  con una efficiente stufa ad accumulo termico a legna, ho installato il fotovoltaico,  faccio acquisti equo e solidali e la raccolta differenziata spinta,
coltivo l'orto e non guardo la TV, ma questo non contrasta il "potere invisibile" dei banchieri senza scrupoli perchè ancora troppo   poche le persone che  sono diventate resilienti come me.
I  pensionati sono abbronzati, e i giovani senza lavoro sono incazzati e frustrati: se devono fare una nuova rivoluzione culturale devono chiedere gli spiccioli ai propri genitori, oltre  la ricarica del videofonino che li sta rincitrullendo come la televisione ha rincitrullito negli anni ottanta i genitori. La storia che si ripete. Cosi' non si va lontano, anche perchè è la decrescita che dice di mettere l'intelletto davanti allo stomaco, e allora propongo " non, armiamoci e partiamo" ma, acculturiamoci ed accontentiamoci che la vita è una sola! Indipendentemente dalla funzione sociale che ognuno di noi svolge nella società in cui vive. Purtroppo  il modello imposto della crescita illimitata piace alla massa e differenzia le persone; tra metalmeccanici ed avvocati non vi è alcuna differenza? o si?  l'Uomo non possiede gli anticorpi per le stronzate pubblicitarie, solo attraverso la cultura si potrebbe cambiare strada, o attraverso una rivoluzione, ma quale? se alla massa comunque piace il bunga bunga, piace solo ai metalmeccanici o anche ai dottori?
 Nulla è permanente dice il Dalai Lama, dove c'è un inizio c'è anche una fine, anche il genere umano cesserà di esistere un giorno. Un giorno, anche io  sarò lungo e disteso e secco, come le mummie egizie che ho visto la scorsa estate al Museo Egizio di Torino. La  morte crea differenza tra operai e laureati?
Cerchiamo di vivere intensamente la vita in modo sobrio, quindi,  in modo intelligente, imparando dagli errori di tutti, cercando di essere il cambiamento che vorremmo, incoraggiando la regola d'oro del Kiwanis : " fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te!"  , ricordando le 8 "R" della decrescita di Serge Latouche.
 Siamo tutti essere umani che ambiscono alla felicità, ma  questa felicità, non è in relazione alla funzione sociale. Operai, studenti ed avvocati decresciamo tutti, saremo sicuramente più felici!

carlo magnaghi

sabato 5 ottobre 2013

...magari se lo dice la TV è "sempre più giusto"......



Venerdì 4 ottobre, ore 17.00: c’è ancora luce. Corro a casa faccio ancora in tempo a tagliare il prato con la falcia erba elettrica, l’ho riparata, la buttavano in discarica, progettata per rompersi, obsolescenza programmata. E’ stato semplice sostituire l’interruttore mal costruito con un semplice pulsante a peretta come quello che aveva mia nonna sulla testata del letto per la luce. La falcia erba ora funziona nuovamente, giocattolo elettrico preferito dal mio piccolo Tommaso. C’è ancora luce, non per vedere come muovermi nel prato, ma perché utilizzo direttamente sul posto l’energia elettrica prodotta dal mio impianto fotovoltaico. Si sta annuvolando il cielo, mentre canticchio Have You ever seen the Rain dei Creedence Clearwater e mi viene in mente invece chi oggi fa aumentare le precipitazioni, oggi siamo nell’antropocene.
Tutti i miei dubbi se installare il fotovoltaico sono scomparsi dopo che ho letto il libro “Prepariamoci” di Luca Mercalli… A proposito di Mercalli… Martedì prossimo a Novara terrà un dibattito su "il clima che sarà", ho letto la locandina della Fondazione Faraggiana. Devo comunicarlo a tutti quelli che conosco, magari stasera dopo cena provo a contattare anche il sig. Mercalli

Buona sera Sig. Mercalli,
mi chiamo Carlo Magnaghi, sono residente a Mezzomerico in provincia di Novara, ho avuto il suo indirizzo tramite il sig. C. B. del comune di Gargallo, dove lei, la scorsa primavera, ha tenuto un dibattito sul clima, forse come quello che terrà martedì 8 ottobre p.v. a Novara. Le chiedo imbarazzato, se e come posso fare per poterla invitare a discutere degli stessi argomenti anche a Mezzomerico, magari coinvolgendo anche le scuole. Non sono certamente abile comunicatore come lei, ma provo a diffondere attraverso il mio blog di come ci si dovrebbe "preparare" http://carlettom.blogspot.it/2013/04/decrescita-e-lavoro.html
Dopo aver letto la sua prima edizione di "Prepariamoci", ho installato 5kp fv sul tetto al posto di acquistare l'auto nuova, giro ancora con la vecchia Fiat Panda, e quella domenica a Gargallo quando si rivolgeva agli unici due bambini presenti in sala, ho capito la necessità di coinvolgere le scuole ed ho provato come consigliere nel consiglio di'istituto dove studia mia figlia, elementari di Oleggio, ma non c'è stato verso ne di proporre il progetto Cev promosso dal MIUR inerente al Patto dei Sindaci promosso dalla Comunità Europea, ne di intavolare un discorso sul risparmio energetico. Ho rassegnato le dimissioni da consigliere a scuola, credo che le sensazioni che ho provato siano state simili alle sue come ho letto nelle prefazione del libro Tempeste di Hansen, quando rientrava in aereo da Roma, sorvolando il Tirreno http://carlettom.blogspot.it/2013/05/sognare-dire-fare-costruire-cap-4.html
Sicuramente verrò ad ascoltarla martedì, mi riconoscerà: le chiederò ancora, come a Gargallo, se ha con sé una copia di "Le mucche non mangiano cemento".

Carlo Magnaghi "un metalmeccanico in rete" http://carlettom.blogspot.it/2013/06/cassa-integrazione_10.html

Tommaso sotto il tavolo sta usando le mie gambe come punta spilli mentre cerco di sostituire la cerniera lampo agli stivali di Giada, l’arte della decrescita, e mi chiedo: "chissà se il sig. Mercalli ha risposto alla mia mail?".  Pochi minuti dopo la sua risposta:

gentile Carlo,
grazie per il suo messaggio e la sua condivisione di vedute.
Sì, è difficile e scoraggiante predicare nel deserto, ma i suoi 5kWp di
fotovoltaico quelli ora sono una realtà e un piccolo cambiamento
concreto del mondo!
Volentieri vediamoci a Novara l'8 ottobre, ma si faccia vivo lei per
favore, magari dopo la conferenza, perché io non mi ricordo di tutte le
facce che vedo.
Per una conferenza nel suo comune: dico subito che è difficile, ho
troppe richieste...
Ma intanto, dica a sua figlia e agli altri studenti interessati di
seguire la mia breve lezione sul clima che farò domenica 6 ottobre alle
20,10 a Che tempo che fa.
Magari qualcuno si convince, che se lo dice la tv è sempre più giusto ...

a Novara dunque,
un saluto cordiale
luca mercalli

Comunicare è un’arte, come dice il direttore del quotidiano on-line BTB.oresette dove sono ospitati i mie post, spero di poter imparare sempre più da persone virtuose come il prof. Mercalli, che passano gran parte della loro vita a comunicare non a profetizzare.

Per la cerniera degli stivali la più grande soddisfazione sta nel provarci a ripararla, aumenta autostima, una perfetta decrescita felice, comprare o far riparare ad altri in cambio di denaro sono capaci tutti.

Non sono molto “istruito”, sono un operaio metalmeccanico, ma chissà cosa penserebbe Darwin della decrescita?

domenica 19 maggio 2013

La decrescita, Epicuro e un metalmeccanico in rete .

Caro amico ti ringrazio, tu credi nella crescita illimitata ma ti sbagli.
 Scusami  se ti  sembra incomprensibile questa mia lettera,  non  è scritta per offenderti , mi rifaccio alla lettera che Epicuro scrisse al suo amico Meneceo, provo a formattarla ai giorni nostri. Mi sento un po' come il protagonista del bellissimo racconto di Herman Hesse Narciso e Boccadoro, lo conosci? La vita è fatta di esperienze ed ogni essere vivente sulla terra ha dei vissuti unici ed irripetibili , è per questo che siamo diversi e le differenze vanno rispettate. Tutti aspiriamo ad una vita felice. Vita felice: ma come? E' questo il nostro conflitto di interessi.  Oggi credo che le difficoltà che incontriamo a livello sociale ed economico, politico, (welfare?), siano dovute al fatto che non ci si accontenta, ci autoinganniamo credendo  che la crescita economica è l'unica strada percorribile per risolvere tutti i mali. Si può e si deve rallentare con la testa, altrimenti ecco l'inganno che ci siamo costruiti seguendo i disegni astuti delle pubblicità , che ci trascinano in una depressione costante aumentando la disistima della nostra persona e la competizione contro altre persone frustrate come noi. Siamo in un'economia basata sul consumo e nessuno ha il coraggio di ammettere che si è disposti a tutto, anche a  fare terra bruciata intorno a noi, in nome del profitto. Clima alteranti, inquinamento, guerre, degrado sociale, ingiustizie, discriminazioni, deforestazione, desertificazione, migrazioni di massa, debito pubblico, mafie, lotta di classe sono il risultato dell'equazione con in  comune il denominatore profitto? E' un po' come lamentarsi dei politici che sono al governo che nessuno ha votato, che nessuno vuole ma che tutti  sostengono "bevendo" dalla TV il coktail di baggianate , fagocitando rotocalchi di basso rango. Nessuno vuole ammetterlo. Molte persone non si rendono conto che ambiscono solo ad ottenere sempre di più, confrontandosi con chi possiede di più, mettendo i paraocchi nel non vedere che ci sono  molte persone che stanno peggio. Se  si orientasse lo sguardo in direzione delle  persone che vivono in condizioni ambientali, salutari, culturali sociali ed  economiche diverse e peggiori delle nostre, elaborando la sofferenza di chi vive con meno di due dollari al giorno,  ne sono sicuro, si vivrebbe meglio tutti. Un ex-collega in officina da pochi giorni ha terminato il suo secondo contratto a tempo determinato ed un altro collega, rientrato dalle ferie imposte, mi ha domandato se avevo notizie di come stava il trentaduenne che ci ha da poco salutati. Abbassando la testa e con tono mesto ho risposto "-tu come ti sentiresti? Potrebbe capitare anche a noi, tu come reagiresti? Oggi io e te siamo in una condizione sempre migliore del nostro ex-collega, non credi?-"
 Credere che si vivrà per sempre, o che con una tinta ai capelli si rimarrà giovani per sempre, che con il Viagra si rimarrà ventenni per sempre... è un inganno, la delusione nello scoprire la realtà travolge nell'abisso dello sconforto, ed allora ecco i portentosi rimedi messi a punto che fanno girare l'economia ed i Pil cresce! Bisogna accettare la realtà ed imparare ad accontentarsi. Non mi è mancato mai nulla di materiale nella  vita, non voglio sembrarti ipocrita, ma tutto è impermanente, quello che succede ad altre persone  può capitare anche a me,ed è verissimo!  Se basassi la mia felicità sul  potere di acquisto, nel momento in cui non disponessi di denaro, che cosa dovrei fare? Solo attraverso 400 cavalli contenuti in un potente Suv, mi sentirò forte,  al sicuro e potente, virile? Se finisse il carburante il potente e prezioso "camion" sarebbe immobile parcheggiato al fianco di una comune e banale Panda, (tra l'altro eccellente veicolo in mio possesso). La storia però non si fa con i se ma con i non ostante. Nessuno vuole rinunciare a niente e si vuole sempre di più tutto e subito, perchè il mercato della crescita lo impone, il profitto lo impone. Si è felici solo se si acquista? Da tempo, parlando anche con amici imprenditori, forse in modo provocatorio, propongo loro di fare insieme un investimento: rilanciamo la produzione delle (obsolete) pellicole per macchine fotografiche, oggi che siamo nell'era digitale anche tu caro amico mi  fermeresti nell'investimento. Tutto è impermanente,  anche l'impero romano è crollato  e poi sono arrivati i vandali e i barbari. Con la decrecita si cerca appunto di contrastare anche, a mio avviso, il ritorno alle barbarie. Bisogna ragionare sulle capacità di adattamento ed affrontare le realtà delle cose. Ecco come per magia che se mi accontento, non tramite l'austerità ben inteso, tramite coscienza, mi sento meglio, più leggero magari anche più ingenuo, ma più sereno e sopperisco alle asperità che  la vita riserva. 
Capisco che  la non crescita economica ti vada  un po' stretta, lo rispetto, ma con la decrescita, che è anche autoprodurre yogurt,  è la qualità della vita che migliora, ed è quello che mi attira. 
Ti saluto.
Carlo Magnaghi


Lettera di Epicuro sulla felicità 
Meneceo,
122 Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A
qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro.
Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o
che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di
essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che
noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo
avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani,
irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire.
Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando
essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla.
123 Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita
felice.
Prima di tutto considera l'essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente
suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia
diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato
eterno congiunto alla felicità.
Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è
portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha.
Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo
attribuisce alla divinità.
124 Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda
di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i
beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro
simili, e chi non è tale lo considerano estraneo.
Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere
e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L'esatta
coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita,
senza l'inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell'immortalità.
125 Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel
non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il
suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta
presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire.
La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la
morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per
i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior
male, ora la invoca come requie ai mali che vive.
126 Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per
lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la
quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.
Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per
la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è la meditazione
di una vita bella e di una bella morte.
Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mal nato,
ma, nato, al più presto varcare la soglia della morte.
127 Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è
veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento.
Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro.
Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s'avveri, né allo stesso modo
disperare del contrario.
Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali,
altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto.
Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri
per la stessa vita.
128 Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del
corpo e alla perfetta serenità dell'animo, perché questo è il compito della vita felice, a
questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e
dall'ansia.
Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo
vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e
del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso.
Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.
129 Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo
riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di
rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore.
E' bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta
conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune
sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo
averle sopportate a lungo.
Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo
stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.
130 Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe
volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene.
Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si
debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere
molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa
dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile.
131 I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno
il piacere più pieno a chi ne manca.
Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d'apprensione verso i bisogni della
vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un'esistenza ricca, ci fa apprezzare
meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte.
Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei
goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo
interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l'animo a essere sereno.
132 Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni
pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma
il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi
condizionamenti che sono per l'animo causa di immensa sofferenza.
Di tutto questo, principio e bene supremo è l'intelligenza delle cose, perciò tale genere di
intelligenza è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù.
Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia intelligente, bella e
giusta, né vita intelligente, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate
alla felicità e da questa inseparabili.
133 Chi suscita più ammirazione di colui che ha un'opinione corretta e reverente riguardo agli
dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che
realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente
affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ?
Questo genere d'uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come
fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per
arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è
libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.
134 Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli
dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell'atroce,
inflessibile necessità.
La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa - la divinità non fa nulla a
caso - e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun
bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l'avvio a grandi beni o
mali.
135 Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è
preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto
dissennato.
Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile,
e mai sarai preda dell'ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini.
Non sembra più nemmeno mortale l'uomo che vive fra beni immortali.

lunedì 6 maggio 2013

Orto-sharing.

Il "commendatore", "l'architetto" e il metalmeccanico si riuniscono in una tiepida e umida mattina di maggio, armati di legni dalle punte arrugginite, che ben presto brillano al sole, dopo aver conficcato le fatiche nella tenera terra, smossa prima dall'artiglio trainato dal "cavallo gommato" (aratro trainato dal trattore).

Bene se esiste il car-sharing o il file-sharig, perchè a Mezzomerico non debba esistere l'orto-sharing?

Eccolo qua, una piccola striscia di terra, metà di una "pertica" a nostra completa disposizione. Intravvediamo già cassette di verdura e siepi di aromatiche che coloreranno e profumeranno nei nostri piatti! Almeno crediamo. Campa cavallo che l'erba cresce. Dopo aver chiacchierato, in una domenica di aprile, con Fabio l'agricoltore di BioNovara, lui la terra la coltiva per davvero, mi sono incuriosito sulla metratura di una pertica agricola ed il suo affitto, da San Martino a San Martino, dal 11 novembre al 11 novembre, un anno solare insomma. Una cifra talmente esigua che non mi sembrava vero. Dovevo verificare, non credevo fosse possibile  affittare una striscia di terra per soli 30 euro all'anno! Difficile anche da trovare... <Ancora meno> mi dice un agricoltore qui a Mezzomerico <per una pertica ce ne vogliono 20 al massimo, là in fondo dopo la rotonda a destra trovi una fila di alberi in mezzo al prato, se vuoi lavorarla è tutta tua la fatica >. Tra il dire e il fare c'è di mezzo e il , dice Elio e le storie tese ed è vero. Eccitato chiamo subito "l'architetto" incuriosito, poi il "commendatore " impegnato in un lunghissimo viaggio nell'hinterland milanese: siamo tutti abili arruolati. In fondo al prato ci sono anche due cisterne per la raccolta dell'acqua piovana collegate alla buona e una specie di tettoia.

Contro la crisi che morde noi, ci rimbocchiamo le maniche con i nostri bambini che si sporcano le mani di allegria, mentre imparano l'antico mestiere che da più di diecimila anni sostiene l'uomo sulla terra. Ci dilettiamo in compagnia, si chiacchera, mattinata ludico-creativa, orto-terapia, risparmiamo anche sull’attività in palestra da bodybuilding, il mio motto da sempre: faccio fatica a guadagnare i soldi devo fare fatica a spenderli?. Pensiamo già ai rinfreschi estivi con una radio accesa, sfoggiando i tessuti molli che dovrebbero ricoprire i nostri addominali da uomo macho. Sono il mentore della situazione e dopo aver letto La rivoluzione del filo di paglia di Masanobu Fukuoka nessuno ci potrà fermare, lumache e volpi a due gambe permettendo.



Il metalmeccanico in rete, cerca di tener ferma la rotazione terrestre con la vanga.

martedì 30 aprile 2013

Economia a bambù

 
Mi ritrovo, in questi giorni, in ferie indotte per il ponte 25 aprile e 1° maggio e penso alle ferie che facevo ad agosto, qualche anno fa prima di diventare papà.
Sono sempre stato affascinato dal modo in cui si costruisce in giro per il mondo: differenze istruttive! Ricordo bene i cantieri edili nel sud est asiatico, mi riferisco a Birmania, Tailandia Cina e Nepal, paesi che ho avuto la possibilità di visitare in vacanze ormai lontane, trascorse qua e la nei mesi di agosto, piovosi ma colorati, a conoscere, ad acculturarmi. Vedere un’intera impalcatura in bambù che sorregge operai al lavoro che costruiscono un edificio vero, pareva paradossale e da un certo punto di vista m’inquietava un po’. Solo ora conosco le pregiate qualità di questa straordinaria pianta verde e cava...

La Green Economy passa anche per di qua: se molte persone capissero che è possibile fare e costruire in modo alternativo e in totale equilibrio con la natura, il mondo girerebbe a una velocità diversa. Non intendo la rivoluzione siderale della Terra attorno al Sole ma alla velocità dei pensieri nel cervello delle persone, se rallentassero, le scelte che noi faremmo, sarebbero più ponderate. Ci vuole più conoscenza, ci vuole più fantasia e bisogna lasciare i luoghi comuni che ci assiderano la mente, come siamo ormai abituati nell'economia dell'usa e getta. Bene usiamo sprechiamo e inquiniamo fuori misura, in modo superiore alle capacità della Terra di metabolizzare le nostre impronte, è un fatto, ma se dobbiamo proprio continuare con l'usa e getta, (voglio sottolineare che la Natura non produce alcun rifiuto, la Natura non fa spazzatura, il rifiuto è un errore di progettazione umano) facciamolo con il bambù!! Solo attraverso la conoscenza, il sapere, la cultura in generale, (altro che con la cultura non si mangia, dice l’obsoleta generazione politica per giustificare i tagli alla ricerca in Italia) riusciremmo finalmente a rallentare il nostro pensiero. E a vivere meglio. Il liquido nero color liquerizia nascosto nelle viscere della Terra è finito, (quello a  buon mercato). Dobbiamo inventarci altri modi per vivere, senza arrivare alle barbarie per la condivisione delle poche preziose risorse rimaste tra i nove miliardi di persone che si prevedono per l'anno 2050. Chissà, magari tra una decina di anni, i capannoni che oggi si stanno svuotando, si riempiranno nuovamente di operai e creeranno oggetti di consumo quotidiano in bambù.  Magari di produzione italiana. Può essere. Una pipa o una bara, una bicicletta in bambù, si costruiranno sempre, sarà il nuovo materiale più utilizzato nel futuro? Si semina oggi quello che si raccoglierà domani.

 Il Club di Roma…, Aurelio Peccei…, I nuovi limiti dello sviluppo…, non ne avete mai letto o sentito parlare?
 
 
 
da Wikipedia

Per economia a bambù si intende un settore economico basato sulla coltivazione del bambù e sulla trasformazione industriale degli assortimenti mercantili.
I tronchi di bambù vengono impiegati in primo luogo come materiale per la costruzione di abitazioni di medie e piccole dimensioni, di piccoli ponti, di mulini ad acqua e generatori microidro. Nell'edilizia tradizionale si utilizza per le intelaiature di tetti di edifici, anche di considerevoli dimensioni, e addirittura (come avviene a Hong Kong) come tralicci adoperati nella fase costruttiva dei grattacieli.
Nel settore dell'arredamento i tronchi di bambù si adoperano tipicamente per costruire tavoli e sedie molto resistenti all'intemperie, anche in ambienti particolarmente umidi e piovosi. Il loro aspetto è caratteristico, difficilmente dissimulabile, e danno un tocco orientaleggiante agli ambienti dove si trovano.
Ridotto in polpa, il bambù può essere utilizzato per fabbricare carta da giornale oppure tessuti.
« La pianta di bambù è l'oro verde dell'uomo povero: una persona può sedersi in una casa di bambù sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo fatti dello stesso bambù, con un capello di bambù sulla sua testa e sandali di bambù ai piedi. Allo stesso tempo può tenere in un mano una ciotola di bambù, nell'altra bacchette di bambù che gli servono per mangiare germogli di bambù. Dopo aver consumato il suo pranzo, cucinato in un fuoco alimentato dalla combustione del bambù, il tavolo potrebbe essere pulito con un panno di fibre di bambù, può rinfrescarsi con un ventaglio in bambù, fare la siesta in un letto su di un materasso ed un cuscino fatti tutti di bambù. Al risveglio potrebbe fumare in una pipa di bambù e scrivere con una penna di bambù su carta da bambù, e poi portare in giornale i suoi articoli in cesti di bambù sospesi su di un'asta di bambù, con un ombrello di bambù sulla sua testa. Potrebbe attraversare un ponte sospeso costruito esclusivamente col bambù, bere acqua da una tubatura in bambù, ed asciugarsi il viso con un fazzoletto, ottenuto con le fibre di bambù »
(Atal Bihari Vajpayee, ex primo-ministro dell'India)
 

 

giovedì 25 aprile 2013

I no che aiutano a (de)crescere

Più passa il tempo, più leggo,  più faccio esperienze e più mi convinco che la decrescita è una ottima soluzione. Meno è meglio,  questo concetto è ottimo come modello  educativo, sopratutto per i giovani. Corriamo sempre di più, lavoriamo sempre di più, (finchè esisterà un lavoro) alienandoci, e pensiamo che con la possibilità economica infinita possiamo permetterci la "sicurezza" di dire - non ho fatto mai mancare nulla ai miei figli - o, non ho bisogno di nessuno! - ... è proprio vero il contrario. La ricchezza materiale crea infelicità e frustrazione, dato che  nel momento in cui si soddisfa un desiderio, soprattutto materiale, si entra in uno stadio frustrante perchè si è concretizzato cio che si desiderava. Ed ecco che subentrano pubblicità di ogni genere, astute, desideri infiniti, per proiettarci tutti nel consumismo globalizzato senza senso se non quello del profitto fine a se stesso. Lavora, produci, consuma e crepa, fine dell' economia. In alto solo la plusvalenza. La crescita.  Purtroppo ci vorrà molto tempo perchè le masse  capiscano,  o per meglio dire, vedano quali cose sono importanti nella sola vita che abbiamo. La civiltà moderna ha inventato la luce ma non ci "vede" affatto. Devo arrivare a fare una biopsia, che ne so, ad un rene, per capire che la mia esitenza volge inesorabilmente al termine? Non posso vivere meglio prima? Non mi devo preoccupare di morire bene, ma di vivere meglio.  Allora tutto cambia, i pesi, le misure, i colori, le sfumature cambiano di tonalità e ci si rende conto troppo tardi della qualità della propria vita. Un PIL sgonfio può svutare il portafoglio a qualcuno ma gonfia fino ad esplodere di ottimismo e autostima il cuore di qualcun altro. Meno stress e  depressione?  Io credo di si!!
 
Due righe tratte dal libro  "I no che aiutanoa crescere", Feltrinelli 1999 di Asha Phillips, psicoterapeuta infantile:
 
... Spesso i sensi di colpa ci inducono a riempire i nostri figli di cose materiali. Le case di oggi straripano di giocattoli, vestiti, divertimenti. Anche le famiglie più povere, non appena entrano i soldi, si sforzano di dare tutto quello che possono ai figli. (...) Il risultato è che i bambini crescono con l'idea che le cose siano a loro disposizione e debbano essere costantemente rinnovate. Si comportano come se avessero assolutamente bisogno di qualcosa,  facendo leva senza volerlo sul nostro timore di non dar loro abbastanza, che si tratti di cose materiali o di tempo, attenzione, amore. Vogliamo compensarli per quello che ci pare di non aver dato, e diamo loro oggetti.
 Ma così facendo rischiamo di privare il bambino di un'esperienza necessaria. Quando vogliono qualcosa, i bambini hanno la sensazione di averne bisogno. Ma noi come adulti, siamo in grado di discernere e attraverso il nostro atteggiamento anche il bambino impara  a distinguere fra desiderio e bisogno; è importantantissimo che riesca a farlo, perchè rischia altrimenti di essere sempre in balia di sogni estremi, che non potranno mai essere soddisfatti del tutto. L'abitudine a ottenere e a buttar via facilmente, inoltre, priva il bambino dell'idea che esista qualcosa di speciale. Se un giocattolo si rompe, per risparmiagli un dispiacere viene immediatamente sostituito, ma così il bambino non fa l'esperienza di soffrire per la perdita di qualcosa  e di superare poi il dolore. Così i giocattoli non possono assumere un significato emotivo e il bambino non impara ad affezionarsi profondamnete a qualcosa. Ne risente anche il suo senso della realtà, la presa di coscienza che, se si rompe qualcosa, è danneggiato ed è possibile che non funzioni più.
Un'altra conseguenza positiva del fatto di non ottenere sempre quello che si vuole e di sentirsi dire ogni tanto no da un genitore, è la capacità di sopportare uno spazio vuoto.  (...) Se gli spazi vengono riempiti all'istante, non c'é posto per la creatività. (...)  Inoltre, cosa ancora più importante, viene rinforzata la sensazione che uno spazio vuoto sia intollerabile. Stiamo dicendo a nostro figlio che non avere è terribile, che senza soddisfazione è perduto. In fondo gli stiamo trasmettendo l'idea che lui è quello che ha. Se un bambino lega la propria importanza a quello che possiede, la sua immagine di sè sarà sempre a repentaglio. Tollerando di non avere, invece, acquista più fiducia in se stesso e più consapevolezza di essere la persona che è con un suo carattere, che è la cosa più preziosa di tutte, che nessuno gli può togliere. E' questo senso del proprio valore, di essere apprezzati per quello che si è che aiuta a sopravvivere  nei periodi di avversità.
Da adulti ci capiterà di incontrare molte persone ambiziose che non possiedono questa sicurezza.
 
 

mercoledì 17 aprile 2013

Decrescita lavoro e fantasia.

 
 

La crisi! mi sono sempre tagliato i capelli da solo ed ora è il momento di passare il testimone al piccolo Tommaso. Con Giada  ho già passato momenti taglienti ed ha  appreso bene la tecnica, Tommaso invece è alle prime armi e mi preoccupa il suo sguardo  sempre più convinto nella tortura alla quale mi sottopongo. Chissà... un domani, che non possa aver dato un imprinting giusto e magari assisterò all'apertura di un barbiere o di un salone per signore ?
Impara l'arte e mettila da parte!
Oggi giorno il futuro è difficile da immaginare roseo per noi adulti, immersi nella crisi globalizzata che colpisce sopratutto i paesi occidentali... e per i nostri figli?  Domenica scorsa ho partecipato ad un convegno  di Luca Mercalli nel comune di Gargallo, dove raccontava che le prospettive  per il futuro saranno, se non ci si impegna veramente a comprendere l'urgenza di un cambiamento nei nostri stili di vita, difficili da ipotizzare  e la pace e la serenità nel nostro mondo non sarà cosi' scontata. Per rilanciare l'economia bisogna puntare sull'efficienza e sul risparmio energetico, abbandonare subito la produzione di energia da fonti fossili e convertirla con le rinnovabili. Fare i conti che la terra è una soltanto, che le risorse sono limitate, quindi mantenere  le economie mondiali  orientate nella crescita illimita è fallimentare per le economie stesse. Il picco della produzione di petrolio è arrivato, ci siamo sopra.  Bisogna consumare meno e meglio. Ci vuole più etica nella nostra vita, diversamente non esisterà la pace nel mondo. Nel 2050 si prevedono 9 miliardi di persone che consumeranno  sempre di più e, se non ci si accorge ora della limitatezza delle risorse, quando ci sarà da dividere quel poco che rimarrà i conflitti dilagheranno.

Tutto cio' non è solo pensiero di Mercalli, ma pensiero condiviso di molti Nobel, economisti, saggisti, scienziati contemporanei e non da meno "semplici" metalmeccanici, quale sono io!

Nel 1999, l'anno in cui mi sono sposato, il Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace, scrisse:

...Dal momento che l'uomo è coinvolto, i problemi causati dalla nostra negligenza verso l'ambiente ci ricordano con forza che tutti noi possiamo dare un contributo. E, mentre l'azione di una singola persona può non avere un grande impatto, l'effetto combinato della mobilitazione di milioni di individui lo avrà certamente. E' dunque venuto il momento, per tutti coloro che vivono nelle nazioni industrializzate, di cominciare seriamennte  a pensare di cambiare i propri comportamenti. Ancora una volta si tratta di un problema etico.
Il fatto che la popolazione del resto del mondo abbia un eguale diritto a migliorare il suo tenore di vita è, in un certo senso, più importante dell'aspirazione dei ricchi a mentenere il loro. Le nazioni più ricche devono dare il buon esempio affinchè questo giusto mutamento possa avvenire prima che il mondo naturale sia irreparabilmente compromesso, con tutte le terribili conseguenze che un fatto del genere comporterebbe. Quanti conducono un'esistenza privilegiata devono riconoscere che la loro idea di un incremento infinito delle condizioni economiche è insostenibile. Il prezzo per questo pianeta, e quindi per tutti gli altri che lo abitano, è semplicemente troppo alto. Tutti noi sognamo un mondo più gentile e migliore, ma, se vogliamo che diventi realtà, dobbiamo fare in modo che la compassione ispiri tutte le nostre azioni. E' una verità che riguarda particolarmante la sfera economica e politica. Probabilmente circa la metà della popolazione mondiale è carente per quanto riguarda alcune fondamentali necessità quali cibo, casa, cure mediche e assistenza scolastica. Mi chiedo se veramente stiamo facendo del nostro meglio per modificare questo stato di cose. Non lo credo. Se entro cinquant'anni si potesse eliminare la povertà, l'attuale situazione sarebbe forse tollerabile. Invece, se le presenti condizioni continueranno, è sicuro che i poveri lo diventeranno sempre di più. Il nostro senso di giustizia ed equità ci dice che non dovremmo lasciare che questo avvenga.


giovedì 21 marzo 2013

Acqua piovana e tiro con l'arco

Finalmente ho terminato il corso per principianti di tiro con l'arco, mi sono diplomato! Ora il grande quesito, acquistare l'attrezzatura necessaria per migliorare la performance da arcere? Servono: 1 riser,  2 flettenti, 1 corda  da 16 fili , 1 bottone, 1 mirino, asta stabilizzatrice + dumper + peso, prolunghino, V-bar + baffi, 1 cliker,  una valigia o borsa porta arco, una faretra, un estrattore, una dragona un carichino ed un paraseno, una squadretta, una patella, almeno 6 frecce con relative cocche di scorta. Tirai un a freccia in cielo per farlo respirare. Questo è un kit per un arco olimpico. E' stato molto interessante il corso grazie a tutto la staff di Arceri Oscar. Ma credo che  600/800 euro per acquistare un kit arco olimpico  per me sia troppo, li destinerò molto probabilmente per realizzare una sistema di raccolta per l'acqua piovana, per l'orto e per collegarlo allo scarico del water, ci sono una quantità di persone nel mondo, che non sono capace neanche di scriverene il numero, che non hanno accesso all'acqua potabile, ed io nel mondo civilizzato uso acqua potabile per evacuare i miei escrementi, devo cambiare piano devo attuare il  Piano B, troppi contrasti. E' possibile che un metalmeccanico ne scriva e  ne parli magari ad un collega, ad un amico, ma sicuramente c'è in Italia qualcuno in qualche luogo istituzionale che picchia un pugno sul tavolo e dica : usare acqua potabile per lo sciaquone non è ammissibile! Sicuramente ci saranno insegnati nelle scuole che insegnano agli alunni e  dibattono nei consigli di istituto con i relativi presidenti e vicepresidenti, dirigenti scolastici e comitati genitori che affrontano la questione, elevando il dibattito nelle giunte comunali con sindaci ed assessori, alle province e alle regioni , dove fino alle più alte cariche dello stato si discute del misterioso viaggio di uno stronzo intubato fino al mare. Come cantare Alla fiera dell'est... di Brauduardi. Si, sono sicuro che l'interesse è alto perche molta gente sopra descritta, alla domenica mattina, dopo aver diligentemente espletato i propri bisogni corporali si presta ad un religioso confronto tra fedeli, argomentando di quanto si potrebbe fare per non sprecare acqua potabile, con nel cuore una preghiera per il terzo mondo. Quando preparavo le pratiche per l'installazione dell'impianto fotovoltaico per casa mia, ho fatto una banale domanda al tecnico comunale: ma se ci fosse una prolungata interruzione dell'energia elettrica, diciamo per tre giorni,( vedi caduta tralicci in Svizzera, nevicate straordianrie, meteoriti, perchè no?)  per quanto tempo sarebbe garantita la fornitura dal bacino dell'acquedotto? La  risposta semplice e precisa del tecnico faceva: direi una mezza giornata di autonomia qui in questo comune, ma nel comune qui vicino dove non esiste un serbatoio per l'accumulo, l'erogazione dell'acqua sarebbe interrotta immediatamente perchè l'impianto è tenuto in pressione costante dalle pompe elettriche. Incredibile, mezza giornata di autonomia idrica! Con l'interruzione dell'energia elettrica, siamo tutti nella cacca, non possiamo più defecare serenamente. Senza la 220V siamo peggio che nel terzo mondo. Siamo un tantino troppo legati all'energia, altro tema sicuramente discusso dalle scuole al consiglio dei ministri.  Argomenti all'ordine del giorno sopratutto a scuola! Un centro, una vita dicono gli arceri, chissa se sto mirando giusto?  Lester Brown  credo mi approverebbe!
 
Oggi giornata mondiale sulla poesia scrivo la mia:
 
 
Che  coglione!!
 ho tirato l'acqua nello sciacquone
ed ora che ho la gola assetata,
mi rendo conto che in fogna...
  la potabile...
se ne è andata!


domenica 3 marzo 2013

La signora Gina e la signora Gepa

PASSATE A MEZZOGIORNO ORA E' PRESTO PER LE UOVA
 
Da quando ho visto un chicken tractor non ho saputo resistere, costruito con legname di recupero da bancali e qualche vite, eccolo quà! Il pollaio mobile per galline, zona giorno sotto con cucina e veranda, zona notte e depositore piani alti,  doppi servizi (sopra e all'aperto).
Permacultura.
In citta o in campagna non possono mancare numero due galline per n. motivi:
1 sono belle
2 si nutrono degli avanzi della mia cucina , quelli non compostabili
3 fanno tantissima cacca, eccellente fertilizzante naturale bio
4 ci regalano uova quasi tutti giorni
5 Tommaso si diverte un mondo a corrergli dietro con arco e freccia o con la sua falciaerba, mentre Giada prepara le freccie a Tommaso!