venerdì 13 novembre 2015

Lettera del DNT al Presidente regione Piemonte Chiamparino

 Comitato DNT (Difesa Nostro Territorio)
associazione di promozione sociale
iscritta nella Sezione Provinciale del Registro
Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale,
ai sensi della Legge Regionale n.7/2006,con il numero: 46/NO.
Via Lunati, 27 28064 Carpignano Sesia – NO – ITALY
c.f. 94068440034 mail: mail@comitatodnt.it

Al Presidente della Regione Piemonte
Sergio Chiamparino
Egregio Presidente,


al termine dell’ultimo incontro che abbiamo avuto con Lei in merito alla questione del progetto Eni
di attivare un pozzo di ricerca di idrocarburi nell’area di Carpignano Sesia ci siamo lasciati con
l’impegno da parte nostra di tenerLa aggiornata sull’evolversi della situazione. Come probabilmente
Le è noto, l’azienda ha presentato nel corso del mese di agosto la risposta alle innumerevoli osservazioni
fatte dal Ministero.
Le integrazioni presentate da Eni al proprio progetto non apportano alcun elemento di novità se non
la curiosa espansione dell’ipotetico giacimento, ridefinita però, sorprendentemente, non sulla base
di nuove acquisizioni di dati, come ci si dovrebbe aspettare. Ora i casi sono due: chi ha elaborato la
prima stesura non era particolarmente competente oppure siamo di fronte ad una fraudolenta manipolazione
dei dati. Trattandosi delle stesse persone, ci appare assai più probabile la seconda ipotesi.
Eni evidentemente ritiene di poter fare e disfare a proprio piacimento, dettando tempi e modalità
nella gestione della pratica di valutazione tecnica e ambientale, stravolgendo i percorsi burocratici
previsti dalle norme fino al logoramento della sua controparte.
Richiamiamo le principali questioni.
Sul piano tecnico le integrazioni riconfermano nella loro interezza le linee del progetto iniziale la
cui sicurezza ed efficienza è validata unicamente da una forma di autolegittimazione sintetizzabile
nella formula: noi siamo una grande azienda per cui siamo per definizione gli unici competenti, le
nostre tecnologie sono le migliori e di fronte ad ogni difficoltà sapremo operare al meglio!
Sul piano dell’impatto socio-economico e ambientale del progetto, coerentemente con la linea adottata
in campo tecnico, le integrazioni precisano che tutti questi aspetti saranno tutelati, anzi valorizzati, dall’attuarsi dello stesso. Ne darebbero conferma i dati, già citati nel progetto originario, degli
studi macroeconomici utilizzati per quella stesura nonché la presunta autorevolezza della campagna
realizzata negli anni scorsi da Assomineraria per convincere gli italiani della totale compatibilità tra
petrolio e agricoltura.
Si ignora interamente l’esistenza di un comparto agroalimentare d’eccellenza, affermatosi nei nostri
territori nel corso degli ultimi anni, e si preferisce rilanciare una “analisi” della crisi, nel territorio
novarese, dei settori produttivi manifatturieri che riflettono riassetti produttivi ormai in atto da decenni,
a cui, Eni suggerisce, potrebbero subentrare con “efficacia” le attività estrattive. A parte la
non attualità di quei dati sulla rappresentazione dell’economia regionale, piena di stereotipi e ormai
consunte genericità (che sembrano riprodurre le vecchie cartografie tematiche delle “eccellenze regionali
italiane” di cui l’Enit, ente di promozione turistica ormai scomparso, dotava le aule scolastiche
dell’intero Paese), questa volta le integrazioni sembrano voler quantificare realisticamente i riflessi
occupazionali connessi alla presenza delle trivelle. Le cifre proposte sono anche un po’ più
pessimistiche di quelle sbandierate in varie occasioni (ad esempio cercando di gettare sul piatto della
bilancia anche l’occupazione al Centro oli di Trecate) e appaiono agli occhi di tutti come dati
molto deludenti. Accanto alle cifre si propongono infatti anche i profili professionali i quali fanno
però immediatamente intuire che quelle maestranze verranno sicuramente da fuori e sono quindi
parte del pacchetto delle risorse aziendali, come i macchinari e gli impianti di perforazione. E’
quanto il nostro comitato aveva ampiamente sottolineato nelle osservazioni al progetto 2014 (e ancor
prima al progetto 2012, poi ritirato da Eni), incalzando l’azienda sulle volute genericità usate
per argomentare intorno a questo tema. Ancora una volta le integrazioni, al termine di questa informazione,
si appellano al fatto che in questa fase ci si sta occupando delle realizzazioni di un pozzo
esplorativo dopo di che, se gli esiti saranno positivi, ci si porrà il problema del resto che, comunque,
in questo campo sarà di tutto vantaggio per il territori!
Dovrà convenire con noi che questo continuo passare dal generale al particolare e viceversa, a seconda
delle convenienze, produce solo la sensazione di trovarsi di fronte a genericità e superficialità
dovute ad un’analisi del tutto utilitaristica.
Procediamo comunque nel sottolineare i caratteri delle ultime integrazioni di Eni.
L’azienda ha speso denaro a ricostruire gli scenari, per altro facilmente immaginabili, dell’impatto
visivo delle strutture guardate da ogni punto cardinale. Per realizzare questi fotomontaggi, così tanto
alla moda nella “comunicazione” dei progetti, ha inviato qualcuno a fotografare qui e là lunghi
filari di alberi (per altro messi a coltura per il taglio) che potessero restituire il massimo effetto di
camouflage della torre, ci si è però ben guardati dal compiere una verifica sul terreno per quanto
attiene il patrimonio storico artistico e le infrastrutture.
Per quanto riguarda il primo, si sono compulsati studi anche “classici” nella storiografia del territorio,
ma quasi sempre chi lo ha fatto (e sono quasi sicuramente più persone che hanno oltre tutto lavorato
in fretta e furia) ha ignorato l’analisi critica che su di essi nel tempo è stata condotta. Questa,
purtroppo spesso rimasta vox clamantis in deserto, ha corretto errori ed evidenziato scopiazzature,
genere “copia e incolla”, che da sempre devastano la storiografia locale. Le integrazioni pertanto
parlano di strutture monumentali di interesse storico-artistico che, per una necessaria ma mancata
rilettura dello scritto presentato, ora compaiono ora scompaiono. Parimenti vi sono luoghi che vengono
collocati in modo totalmente errato nel tessuto urbano contemporaneo.
Ebbene, come poter prendere sul serio un simile approccio al territorio! Molte di queste integrazioni
sono, oltre tutto, ridondanti ed inutili per chi quel territorio effettivamente conosce. Inoltre da un
tale accumulo di dati, Eni non ricava alcuna indicazione operativa neppure quelle evidenti anche al
lettore sprovveduto: in un territorio così densamente antropizzato e ricco di testimonianze del passato
come è possibile pensare di poter pianificare una attività di coltivazione di un giacimento di idrocarburi
esteso? Che senso ha spendere una incredibile quantità di denaro in un progetto esplorativo
che non avrebbe poi possibilità di essere realizzato senza produrre danni e devastazioni in quel tessuto
territoriale?
E veniamo agli aspetti riguardanti le infrastrutture.
Signor Presidente, si tolga una curiosità spendendo qualche ora (vedrà: non è cosa inutile!) e provi a
percorrere gli itinerari che il progetto propone per l’accesso al sito di perforazione da parte di tutti i
mezzi: leggeri e pesanti. Percorrerà strade difficili per il transito di mezzi di trasporto personale
(figuriamoci che cosa accadrà con il transito di mezzi pesanti di grosse dimensioni!), attraverserà
numerosi abitati privi di viabilità esterna e, infine, si inoltrerà su percorsi sterrati che scavalcano
continuamente corsi d’acqua e una rete idrica di irrigazione diffusa che richiederanno (il progetto e
le integrazioni lo ribadiscono) lavori di adattamento sicuramente (lo aggiunge il buon senso) molto
onerosi.
E’ forse questo l’indotto economico del progetto: realizzare nuove infrastrutture stradali, utili unicamente
ad Eni, accrescendo il già esasperato consumo del suolo di queste zone, i cui oneri ricadranno
unicamente sulla collettività?
Semplicemente percorrere questi due brevi itinerari le farà capire per quale ragione abbiamo sempre
parlato del progetto di Eni come di una aggressione al territorio e di guerra ai suoi abitanti e a tutte
le loro attività.
E’ una brutta guerra, saremmo tentati di dire, di carattere coloniale ottocentesco, fatta di sprechi
enormi e di violenze all’ambiente, che aprirà ferite rimarginabili solo nell’arco di tempi lunghissimi,
di molte generazioni. E forse neppure questo basterà.
Non abbiamo mai citato, volutamente, il problema dell’acqua e delle riserve strategiche regionali
che sono in questo territorio. Da solo esso dovrebbe imporre, in un contesto di società civile, che si
tacitassero senza tante cortesie le intenzioni di Eni e delle altre diverse, numerose aziende che si
occupano di prospezioni di ricerca di idrocarburi.
Che cosa accadrebbe di questi territori se per disgrazia un incidente contaminasse queste risorse,
sottraendole ad un loro possibile utilizzo?
In tal caso non vi sarà denaro capace di far fronte a una simile tragedia.
Abbiamo già accennato al fatto di quanto sia meschino e fraudolento invocare prospettive di “vantaggi”
economici per l’area interessata ignorando, al tempo stesso, il pesante impatto ambientale e
culturale che l’avvio di una attività estrattiva produrrà in questo particolare territorio, con le caratteristiche
che si sono, da parte nostra, fin dal principio e con estrema chiarezza evidenziate per opporsi
al progetto.
Eni, volutamente, non ha mai affrontato il problema delle ricadute sulla salute derivanti dalla presenza
di questo genere di attività.
Accanto alla indagine di Arpa Piemonte del 2011, Studio epidemiologico geofrafico descrittivo:
analisi dello stato di salute della popolazione nel comune di Cerano, di recente sono emersi nuovi
dati relativi ai territori coinvolti dal progetto Pozzo esplorativo Carpignano Sesia 1 dir. Lo Studio
epidemiologico nel Comune di Barengo e nei Comuni circondariali sede di una cava di RSU: analisi
della mortalità generale e per causa dal 2000 al 2009, condotto dal Dipartimento di Medicina
Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale “A. Avogadro”, aggiunge
nuove inquietanti informazioni sull’inevitabile accumulo di situazioni allarmanti per la salute pubblica
nell’area.
Di fronte a queste prospettive la monetizzazione dei rischi ambientali va decisamente respinta, tanto
più che gli assetti societari traballanti di molti dei gruppi aziendali del settore peltrolchimico (tra cui
consociati di Eni impegnati in Piemonte) non sono certo una garanzia. Di fronte a qualsiasi danno
chi e come ne risponderà?
Avvallare sul piano tecnico il progetto Eni per Carpignano Sesia (non solo: per l’intero territorio
Piemontese), significa di fatto assumere sul piano politico responsabilità enormi.
Vogliamo ribadirne la sostanza: possiamo continuare a consentire ad imprese di questo tipo di imporre
a territori estesi, che stanno faticosamente ritrovando la via della ripresa economica, di porre a
rischio i frutti del proprio lavoro ed anche, per le generazioni future, la salute e le risorse più preziose,
quale appunto l’acqua?
E’ accettabile, come sta accadendo dal 2012, permettere ad Eni di fare il bello ed il cattivo tempo, di
strascinare i percorsi di definizione dei progetti a proprio piacimento, al di là di ogni regola di comportamento
civile e in forme che non sono consentite a nessun altro cittadino?
In varie occasioni abbiamo ribadito la doverosità da parte della Regione Piemonte di prendere posizione
in modo chiaro e definitivo sulla questione del possibile insediamento Eni a Carpignano.
E’ ora di porre fine al questo ricatto permanente nei confronti del territorio.
Di fronte ad alcuni contenuti del decreto “Sblocca Italia”, in modo per noi inspiegabile, il Piemonte
si è sottratto alla opposizione promossa da varie altre amministrazioni regionali italiane unitariamente
e in modo indipendente dalle diverse configurazioni politiche dei governi locali. La Regione
Piemonte, oltre tutto nel suo ruolo di coordinatrice delle attività relative all’ambiente nella conferenza
delle Regioni, non può continuare a negarsi questa assunzione di responsabilità.
Le parole che abbiamo ascoltato da parte dell’assessore all’ambiente al convegno di Gattinara del
26 settembre u.s., dedicato alla recente enciclica Laudato sì ed alla realtà delle terre piemontesi, ci
inducono a sperare in una svolta significativa. Con Valmaggia condividiamo la necessità che la politica
sia attenta ad ascoltare i territori e che l’ascolto non si riduca ad un rituale di falsi convenevoli
tra i politici ed i cittadini. Possiamo essere certi che la volontà di perseguire quello spirito di progetto
rivolto al futuro nell’ambito di una seria politica di Green Economy, che ha animato il programma
elettorale delle attuali forze al governo piemontese, non verrà smentita?
Lei stesso, sempre nel corso dei diversi incontri avuti, si era espresso in modo chiaro ed inequivocabile,
affermando che la ricerca di idrocarburi nel territorio della Regione Piemonte non era tra le
priorità della sua Amministrazione. Le valutazioni Sue e della Giunta, espresse ai Ministeri interessati
alle procedure di valutazione degli impatti ambientali del progetto Eni, sarebbero state di conseguenza
negative. Attendiamo con ansia e grande fiducia questo pronunciamento definitivo.
Confermandoci disponibili ad ogni utile confronto, a nome del Comitato porgo distinti saluti
Grazie per l’attenzione

Il Presidente del Comitato DNT
(dott. Marcello Marafante)
Carpignano Sesia, 05 novembre 2015

lunedì 7 settembre 2015

Sulla cura della casa comune

Lettera Enciclica del Santo Padre Francesco

 Laudato Si

               La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci crea­to. L’umanità ha ancora la capacità di collabora­re per costruire la nostra casa comune. Desidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringrazia­re tutti coloro che, nei più svariati settori dell’at­tività umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Merita­no una gratitudine speciale quanti lottano con
vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo. I giovani esigono da noi un cambia­mento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze de­gli esclusi.
             Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dia­logo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondia­le ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Pur­troppo, molti sforzi per cercare soluzioni concre­te alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinte­resse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale. Come hanno detto i Vesco­vi del Sudafrica, « i talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio ».
 Tutti pos­siamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cul­tura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità.

martedì 25 agosto 2015

Brucia immondizia, brucia!



Lo scorso 30 giugno mi era sfuggito
lo studio epidemiologico Arpa sull'inceneritore di Vercelli. Nel 2014 è iniziato uno studio epidemiologico per verificare gli effetti sulla salute dell’inceneritore vercellese, ora fermo, reso possibile grazie ad un progetto CCM del Ministero della salute. Lo studio è stato coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia e Salute ambientale dell’Arpa Piemonte, in collaborazione con il Dipartimento Arpa di Vercelli, i Comuni di Vercelli ed Asigliano Vercellese e l’Asl di Vercelli (Servizio di Igiene e Sanità Pubblica).
Con lo Sblocca Italia (posta la fiducia al governo Renzi PD), come potrà Chiamparino, PD, opporsi e cercare DI NON APPROVARE LO SCHEMA DI DECRETO ATTUATIVO AI SENSI DELL'ART. 35, COMMA 1, DEL D.L. N. 133/2014 DETTO "SBLOCCA ITALIA" che chiede alla nostra Regione di AUMENTARE la quantità di rifiuti bruciati (rifiuti provenienti anche da altre Regioni), quando in campagna elettorale proprio Chiamparino e Renzi si stringevano la mano "calorosamente"?
Non vedo  l'ora che tutti questi rifiuti brucino serenamente, (negli inceneritori) così una volta eliminata la forma visiva dei rifiuti, (che tutti noi produciamo ma sono sempre "altri" ad abbandonarli in giro), finalmente, nulla si crea nulla si distrugge, li trasformeremo in un po' di vapore per produrre energia elettrica e in altri rifiuti, liquidi gassosi e ceneri: ora convertiti nelle miracolose sostanze tossiche mutagene e cancerogene che tutti vogliamo vicino a casa, vicino alle scuole, ora, tutti siamo responsabili ed abbiamo lasciato in giro per l'ambiente, insomma, riposiamo tranquilli... I risultati dello studio ARPA,  studio epidemiologico che aveva l’obiettivo di studiare i possibili effetti sulla salute, con particolare riferimento ai dati di mortalità e morbilità (ricoveri ospedalieri) per alcune cause correlabili alla residenza in prossimità dell’impianto di incenerimento dei rifiuti , sulla mortalità, mostrano rischi significativamente più elevati nella popolazione esposta per la mortalità totale, escluse le cause accidentali (+20%). Anche per tutti i tumori maligni si evidenziano rischi più alti tra gli esposti rispetto ai non esposti (+60%), in particolare per il tumore del colon-retto (+400%) e del polmone (+180%). Altre cause di mortalità in eccesso riscontrate riguardano la depressione (rischio aumentato dell’80% e più), l'ipertensione (+190%), le malattie ischemiche del cuore (+90%) e le bronco pneumopatie cronico- ostruttive negli uomini (+ 50%)
Non importa se ci son tecnologie migliori per i trattamento dei rifiuti, non importa come suggerisce l'Ing Fabio Tomei (presidente CARP Novara Onlus) di adottare le B.A.T. (Best Available Technologies) - le migliori tecnologie disponibili - come sono oggi applicate dal Consorzio Priula e dalla collegata Contarina S.p.A., che gestiscono i rifiuti di 550.000 abitanti in 50 Comuni della provincia di Treviso, compreso il capoluogo. Le suddette Contarina-Priula, hanno fissato per il 2020 l'obiettivo del 96 % di raccolta differenziata ( contro il 65 % del nuovo Piano regionale piemontese!) e di 12 kg/ abitante.anno di rifiuto indifferenziato da versare in discarica (contro i circa 200 del suddetto Piano Regionale!). Ciò significa semplicemente che i trevigiani nel 2020 realizzeranno RIFIUTI ZERO e abbatteranno sia i costi di gestione dei rifiuti che la tariffa rifiuti per i cittadini (= chi inquina paga!).
Siamo quel che produciamo, e se passando in bicicletta vicino ad un noto fast food, vedo il meraviglioso container pieno zeppo di immondizia pressata ordinatamente, non è tanto diverso dai cumuli disordinati lasciati per strada, le responsabilità sono collettive, umane.




Ci autodefiniamo sapiens, siamo l'unica specie animale sulla Terra che vive nei propri rifiuti credendo che la colpa sia sempre degli altri per i problemi che generiamo.
Siamo sapiens, perdindirindina ed allora bruciamo immondizia negli inceneritori, non per strada, creerà poca occupazione e sicura mortalità! Viva Renzi Chiamparino e chi li ha "votati", di sicuro nei guai siam "(s-)bloccati"!!  che bello: a norma di legge i rifiuti saranno inceneriti!! Anche la nostra senatrice novarese, la sig.ra Elena Ferrara (PD) ha votato la fiducia allo Sblocca Italia, ma la colpa non è dei politici della mafia o dei consorzi, delle scuole o degli insegnanti o degli extracomunitari: la colpa è di tutti che ci impegniamo quotidianamente nella produzione incontrovertibile dei rifiuti. (per non parlare del consumo di risorse e della produzione di CO2) Ogni essere umano senziente aspira alla propria felicità, c'è chi desidera bruciare i rifiuti per strada, chi vuole riempire discariche, chi vuole trasportarli, chi vuole gestirli in modo illecito, chi vuole differenziare, chi vuole incenerire a norma di legge, chi vuole far finta che il problema non esista e che ci saranno tecnologie un giorno finalmente  in grado di risolvere tutti i problemi, e c'è chi insegna ai bambini a raccogliere i rifiuti nei boschi.
Chissà invece se c'è qualcuno che aspira e si impegna a produrne meno di rifiuti, facendo scelte ponderate, acquisti di tutti giorni ragionati, prima di entrare in un fast food passare dal retro per vedere come gestiscono i rifiuti, coltivare un orto e consumare cibo locale, preferibilmente bio e con basso contenuto di proteine di origine animale?
Il prossimo 10 Settembre in regione Piemonte, grazie al M5S, ci sarà l'audizione (5.a Commissione Ambiente) del Consorzio Priula-Contarina S.p.A.

mercoledì 17 giugno 2015

Ricerca Informazione Comunicazione Mitigazione Adattamento

Contributo della Società Meteorologica Italiana agli
Stati generali sui cambiamenti climatici e sulla difesa del suolo,
Roma, 22 giugno 2015


La Società Meteorologica Italiana (SMI) fondata nel 1865 è la più antica associazione
nazionale interamente rivolta alle scienze dell’atmosfera e del clima. Conta circa 800
iscritti, fa parte della European Meteorological Society e si occupa di:
- ricerca, nel settore del recupero e analisi di lunghe serie storiche, monitoraggio
glaciologico, paleoclimatologia, storia del clima, analisi di eventi meteorologici
estremi, strumentazione e reti di misura ;
- divulgazione e informazione, sia con la propria rivista Nimbus, l’unica a
pubblicare una sistematica cronaca meteorologica a carattere nazionale, sia con
un’attiva partecipazione a supporto dei media.

In vista della COP21 di Parigi SMI propone e sollecita le seguenti linee di intervento:


Ricerca

- Inserire il riscaldamento globale nel contesto sistemico più ampio del
cambiamento globale, che caratterizza l’Antropocene: la soluzione del problema
climatico potrà avvenire solo se in stretta relazione con le altre criticità fisiche
identificate nei limiti planetari / Planetary Boundaries (1).
(1) Rockstrom J. et al. (2009) – A safe operating space for humanity. Nature 461, 472-475 doi:10.1038/461472
Steffen W et al., (2015) - Planetary boundaries: Guiding human development on a changing planet.
Science, Vol. 347 no. 6223 - DOI: 10.1126/science.1259855
- Assumere consapevolezza che non sarà possibile mitigare il riscaldamento globale
senza modificare profondamente il paradigma economico vigente. Ridurre le
emissioni e contemporaneamente invocare la crescita economica è un ossimoro. E’
importante ricondursi al rapporto sui limiti della crescita redatto dal Club di Roma,
peraltro fondato dal lungimirante economista italiano Aurelio Peccei, i cui dati sono
stati riconfermati dalle analisi di G. Turner (1) ed accelerare la ricerca su nuovi
sistemi economici stazionari e sostenibili (2).
Il tema dell’impossibilità della crescita infinita su un pianeta finito, nonostante
sia prioritario per un dibattito maturo sulla problematica ambientale, continua a
essere ignorato. L’appello “La Terra non si governa con l'economia - Le leggi di
natura prevalgono sulle leggi dell'uomo (3), firmato da circa 450 docenti e ricercatori
italiani chiede alla politica e all’informazione una svolta criticamente costruttiva
nell’analisi di questa realtà, particolarmente importante per un paese fragile come
l’Italia e con un’elevata impronta ecologica.
(1) Graham Turner, 2014 - Is Global Collapse Imminent?, Melbourne Sustainable Society Institute (MSSI)
(2) Jackson T., Prosperità senza crescita; Bonaiuti M., La grande transizione; Rockstrom & Wijckman, Natura in
bancarotta
(3) www.nimbus.it/arealim/appelloscienzaeconomia/appelloscienzaeconomia.asp
Organizzazione non lucrativa di utilità sociale per lo studio e la divulgazione di meteorologia,
climatologia e glaciologia. Fondata nel 1865, aderente alla EMS - European Meteorological Society
Iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche M.U.R.S.T, codice 53496MMN
Collegio Carlo Alberto, Via Real Collegio 30, 10024 Moncalieri (TO), Italia
Email: info@nimbus.it - Web: www.nimbus.it - C.F.: 97604160016, C/C Postale n. 19 62 11 43
- Emanare un provvedimento legislativo che riconosca il carattere di bene comune e
l’obbligo di salvaguardia degli osservatori meteorologici storici, oggi
assolutamente non tutelati e non vincolati e spesso suscettibili di silenziosa
chiusura, sviluppando il nucleo di rete che SMI ha impostato in collaborazione con
CNR-ISAC Bologna.
- Il patrimonio di dati meteorologici italiani è ingente, tuttavia è tra i meno fruibili
d’Europa, disperso in troppe istituzioni pubbliche e private, non codificato secondo
standard internazionali, non validato e spesso ancora su supporto cartaceo da
digitalizzare. E’ fondamentale accelerare il processo di formazione di una banca
dati unificata delle osservazioni meteorologiche attualmente frammentate in
una miriade di servizi nazionali e locali, eventualmente anche nell’ambito del
NCSNI, National Climate Service Network of Italy e del Sistema Nazionale per la
Protezione dell’Ambiente (SNPA-ISPRA) o di altri contesti da identificare. La
consultazione dovrà essere in modalità “open source”, in analogia con i migliori
esempi internazionali, quali l’Australian Bureau of Meteorology
(www.bom.gov.au/climate/data/).


Informazione e Comunicazione

La scarsa comunicazione sui temi climatici e ambientali è definita, anche in seno a IPCC
una “valle della morte” che separa la ricerca scientifica dalla società civile. E’ dunque
importante sostenere ogni iniziativa di qualità nella divulgazione dei problemi ambientali
e delle soluzioni possibili, soprattutto sulla televisione di Stato, sui grandi quotidiani e
nelle scuole. L’avallo degli enti governativi è importante per assicurare credibilità e
continuità. La FIMA, Federazione Italiana Media Ambientali è l’associazione di riferimento
per connettere il giornalismo scientifico su temi ambientali agli enti di ricerca e alle
istituzioni.

Mitigazione

Si tratta di processi già evidenziati e circostanziati da molte altre associazioni e istituzioni,
in primis l’Unione Europea, ci si limita pertanto a un elenco di condivisione:
- Riqualificazione energetica degli edifici ed efficienza energetica generalizzata
- Sostegno e diffusione energie rinnovabili decentralizzate
- Ricerca sui sistemi di accumulo energetico per ovviare all’intermittenza delle fonti
- Mobilità elettrica
- Telelavoro, che - se applicato laddove tecnicamente possibile, abbatterebbe le
emissioni nazionali riducendo all’origine la domanda di mobilità
- Riduzione rifiuti all'origine, tramite comportamenti individuali virtuosi (scelta prodotti)
e diverso design di oggetti e imballaggi
- Economia circolare e calcolo LCA per ogni nuovo progetto infrastrutturale
- Promozione agricoltura di prossimità
- Arresto del consumo di suolo
NIMBUS Rivista di informazione trimestrale della SMI/SMS Revue trimestrielle d’information de la SMI/SMS
SOCIETÀ METEOROLOGICA ITALIANA Onlus
Organizzazione non lucrativa di utilità sociale per lo studio e la divulgazione di meteorologia,
climatologia e glaciologia. Fondata nel 1865, aderente alla EMS - European Meteorological Society
Iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche M.U.R.S.T, codice 53496MMN
Collegio Carlo Alberto, Via Real Collegio 30, 10024 Moncalieri (TO), Italia
Email: info@nimbus.it - Web: www.nimbus.it - C.F.: 97604160016, C/C Postale n. 19 62 11 43


Adattamento

In considerazione dei cambiamenti climatici già in atto e in divenire, è fondamentale
portare all’attenzione di tutti gli enti governativi e locali la Strategia Nazionale di
Adattamento ai Cambiamenti Climatici già approvata da Minambiente (1), in modo da
favorire la programmazione dei processi di pianificazione della resilienza locale.
(1) http://www.minambiente.it/notizie/strategia-nazionale-di-adattamento-ai-cambiamenti-climatici-0
Investire in formazione dei cittadini all’autoprotezione da eventi meteorologici estremi:
la cultura della protezione civile individuale in Italia è tutta da costruire, sia a partire dalle
scuole, sia diretta a tutti i cittadini. Un programma di informazione sulle istruzioni di
comportamento in caso di evento meteorologico estremo è urgente e deve trovare
spazio sui media rivolti al grande pubblico.
Investire in manutenzione del territorio e opere capillari a difesa dell’assetto
idrogeologico anziché in “grandi opere” edilizie concentrate che dissipano risorse preziose
(1) e spesso aumentano ulteriormente la vulnerabilità del territorio.
(1) Fraschilla A., 2015 – Grandi e inutili. Einaudi
Aumentare le connessioni e la funzionalità sistemica delle istituzioni pubbliche italiane di
monitoraggio e prevenzione meteoidrologica che soffrono di eccessiva
frammentazione istituzionale.

Moncalieri, 10 giugno 2015

Contributo redatto da: Luca Mercalli, Daniele Cat Berro