sabato 22 febbraio 2014

Le mucche non mangiano cemento







“C’è qualcuno che chiede aiuto ma nessuno ascolta. Quando qualcuno sente la richiesta, pensa che tanto sia ormai impossibile fare qualcosa e vorrebbe lasciar perdere. Però mondi apparentemente lontani sono interconnessi e una piccola azione come leggere un libro può avere effetti grandi.”

Queste parole semplici del professore delle nuvole Luca Mercalli scritte in collaborazione con Chiara Sasso, contenute nelle pagine illustrate di Le mucche non mangiano cemento SMS edizioni, quanto mai sono vere. Avrei dovuto leggerlo prima. Come sono in ritardo. Cosi come lo siamo tutti nel sottovalutare la devastazione artificiale che l’uomo nel nome del progresso perpetra quotidianamente al ritmo di rulli compressori e colate di cemento. Ci vuole impegno civile serio e onesto, purtroppo quest’ultimo viene meno per colpa del consumismo e della globalizzazione e preservare il Suolo, primo e ultimo anello della catena alimentare, con tutte le sue biodiversità è sempre più difficile. Sempre elegante e nutrito da ricchissime citazioni questo non è solo un ottimo manuale di divulgazione scientifica ma un chiaro messaggio rivolto all’intelligenza umana. Abbiamo perso i saperi e dimenticato le fatiche di un tempo, neanche troppo lontano, esperienze di vita vissuta si leggono tra le testimonianze di gente che rappresentano un valore indiscusso, un patrimonio da salvare nella straordinaria Val di Susa in Piemonte Chiara Sasso ha raccolto in questo volume ricco fotografie degli autori, che mostrano la complessità e le meraviglie del maltrattato territorio italiano.

E’ dunque necessario tenere vivo l’impegno e il rispetto per quel Suolo che ci sostiene, nel vero significato della parola, che ci procura sostentamento, diversamente ripeteremo ciò che la storia ci ha già insegnato con la caduta dell’Impero Romano, quindi come diceva  J.W.Goethe anche se ogni saggezza è già stata pensata, bisogna solo cercare di pensarla ancora una volta, l’impegno di tutti noi a ripensare il valore della “terra” che come ogni altra risorsa naturale ha la necessità di essere amministrata correttamente per preservare il suo potenziale produttivo per le generazioni future.
Le mucche non mangiano cemento: ricordiamolo, sempre!


Carlo Magnaghi

sabato 15 febbraio 2014

Generazione Decrescente ad Oleggio




- Provate, se avete più di quarant’anni, a far parte di una generazione che si è sempre sentita dire che è fortunata perché ha avuto tutto.

Provate ad immaginare, per una volta, che cosa voglia dire davvero avere tutto. O pensare di averlo, almeno. Credete che sia facile dare un senso alla propria vita?

Provate a vivere in un mondo in cui tutto è già stato detto, o fatto, o scoperto, o inventato, o addirittura vissuto. Un mondo in cui i vostri padri possono vantarsi di aver costruito tutto da soli. Immaginate di non trovarvi sempre e comunque a vostro agio, in questo mondo costruito “per voi”, soprattutto quando avete molte ragioni per farlo.

Provate ad avere trent’anni e a dover lavorare a tempo determinato in un call-centre, magari vivendo ancora in casa dei genitori perché impossibilitati a (se non incapaci di) mettere su famiglia. Se non volete metter su famiglia, provate a metter su casa, quando non potete ricevere un prestito da banche ormai alla rovina che, magari dopo avervi fregato e dopo aver speculato in ogni modo, non si fidano (!) di voi.

Provate a crescere col cervello quotidianamente bombardato da impulsi che, quando non sono a scopo pubblicitario, vi fanno credere che, senza il minimo impegno o capacità, diventerete rock-star o divi televisivi. Crescete col boom della pubblicità prima e dei reality show poi, invece che con “Carosello”.

Provate ad uscire un sabato sera e sentire il vuoto fuori e dentro di voi, nel vedere molti, troppi coetanei incapaci di affrontare anche una semplice serata in discoteca senza ricorrere all’uso di sostanze più o meno legali.

Provate a crescere e maturare nel periodo storico in cui si stanno pagando le conseguenze sociali, ambientali, politiche ed economiche delle scelte sbagliate fatte da molte delle persone che oggi vi accusano di essere degli ingenui, dei deboli, degli svogliati.

Provate a non avere idea di cosa ne sarà del vostro domani, vuoi per i crash finanziari piuttosto che per i cambiamenti climatici.

Provate ad essere giovani in un mondo vecchio. Un mondo in cui la folle corsa al “di più”, al “più grande”, al “più veloce”, vi ha probabilmente fatto mangiare tre volte al giorno, ma vi ha tolto molto altro.

Provate, anche solo per un giorno. E ditemi se la Decrescita Felice non è l’unica risposta ai nostri problemi che non sia priva di senso, vivendo nella quasi totale assenza, tra l’altro, di uno straccio di spiritualità o di un briciolo di ideologia.

È stato fino ad oggi un viaggio a senso solo: verso l’alto. Ma chi vola troppo in alto, si sa, prima o poi viene colto dalla vertigine.

Noi siamo la vertigine. E vogliamo rallentare. Vogliamo scendere. Vogliamo decrescere!

Andrea Bertaglio


Preciso, pratico e sincero il pensiero di Andrea Bertaglio nel suo secondo libro Generazione Decrescente, edito da L’Età dell’Acquario, e scrivo di più: molto difficile trovarsi in disaccordo, a meno che di essere un pazzo o un economista!

Oramai la presa di coscienza delle generazioni nate dagli anni 70 in poi è dilagante: non si può produrre e consumare come si è fatto fino ad ora e vivere da “rincitrulliti” come si è fatto fino a ora, quindi (anche io ) siamo felici di passare da una società dei consumi a una società intelligentemente virtuosa, spetta a noi tracciare un nuovo paradigma culturale, noi, le nuove generazioni, che hanno il peso sociale economico ed ambientale sulle spalle, una vera scommessa per il futuro, altro che non abbiamo niente da fare!

Basta farci prendere per il Pil, la vita vera sta nella qualità, anche solo rimanendo a contemplare un arancio appeso a un albero di Natale, si possono apprezzare tutte le sfumature della nostra vita, rimanendone pienamente soddisfatti. Come scriveva Antonio Gramsci: bisogna opporre al pessimismo dell’intelligenza l’ottimismo della volontà. Generazione decrescente? Sì grazie! Passare dalla quantità, alla qualità della vita. Infondo, basta provarci. 
Carlo Magnaghi

mercoledì 29 gennaio 2014

Bankitalia & Co-stituzionalismo alla radio

Venerdi' mattina la radio gracchia. cerco una sintonia migliore <grrr grrr> ruotando la magica manopola di una delle migliori tecnologie inventate dall'uomo, mi sintonizzo per caso sul Tg Rai Parlamento, radio mai ascoltata prima, credo che, a parte la redazione della radio e qualche addetto al settore, ma chi si mette ad ascoltare Tg Palamento? Mi impegno nell'ascolto e subito riesco stranamente a comprendere quel che argomentano, sto ascoltando un linguaggio semplice e chiaro, argomento? Dibattito sull'abolizione dell' IMU,  alienazione immobili pubblici e  Bankitalia. Il provvedimento comprende temi complessi ma nei minuti democraticamente a disposizione di ognuno dei deputati alla camera, comprendo, obbiettivamente parlando, che i deputati penta stellati cercano di contrastare l'attuazione del provvedimento. E mi domando, tra un <grazie Presidente>  e un po di asportazione di trucioli sul tornio,  perché  il Governo delle larghe intese stipendiato con le mie tasse, quindi miei dipendenti, si adoperano in modo da far sembrare normale e giusto agevolare ancor di più gli istituti di credito privati? Non dovrebbero tutelare gli interessi dei cittadini? Non dovrebbero esserci interessi comuni nella gestione della cosa pubblica? Continuando ad ascoltare, le domande aumentano quando si precisa che  contrariamente a quanto si fa in Francia, dove hanno varato una banca pubblica d'investimento per le piccole e medie imprese per rilanciare l'occupazione ed il lavoro, in Italia invece le banche difficilmente erogano prestiti al "settore", se non dietro procedure difficili e a pagamento. Ma i politici della maggioranza, chi stanno tutelando? Il M5S è davvero così balordo come lo fanno apparire? Ascolto i dibattiti nell'Emiciclo anche lunedi e martedi, con le smorfie dei miei colleghi costretti a sentire in diretta la verità di come stanno le cose, su chi cerca di fare del bene nell'interesse comune, e chi invece cerca di profittare e basta, di chi cerca trasparenza e chi invece crea ambiguità, poi decretano leggi sull'antimafia... ascoltando direttamente le parole dei parlamentari, senza il "filtro" dell'informazione, riesco a farmi un' idea chiara ed obbiettiva di chi lavora a mie spese e chi invece crea ostruzionismo a mie spese.
Non sono un fumettista ma mi immagino la scena: un grande piazza, con vie che partono a stella in ogni direzione, un palo al centro della piazza con molti cartelli, tipo quello che c'è al polo nord,  ogni direzione è a discrezione del viandante, avanti, indietro, destra o sinistra senza distinzione i cartelli indicano una direzione precisa: trasparenza per di qua, svendere Bankitalia per di là, inciucio e lobby in giù, difesa della costituzione per di qua, reddito di cittadinanza a sinistra, mafia e soldi a destra,  energia alternativa di là, carbone per di quà, no TAV avanti, pro TAV indietro, decrescita una scorciatoia luminosa  di là, insomma  cartelli giusti e altri sbagliati che indicano la retta via. Nella piazza ci sono persone facilmente distinguibili che sono già in cammino nella direzione giusta ed altre persone ferme sotto il palo delle indicazioni con volti esterrefatti e dubbiosi sul cammino da intraprendere. Mi domando, i penta stellati li vedo già in cammino ma il Governo delle larghe intese dove va? ma dove diavolo state andando? Fermi! state sbagliando strada!! 
E' più facile parlare di vilipendio che essere onesti e far passare la verità
Chiedo sornione ai miei colleghi, e tu che strada prendi? Accendi la radio e ascolta Tgr Parlamanto per le indicazioni giuste,   e alla radio trasmettono anche musica buona, quella che fa sognare, e sperare...

                                                        ...Seconda stella a destra
questo è il cammino 
e poi dritto, fino al mattino 
poi la strada la trovi da te 
porta all'isola che non c'è.
E ti prendono in giro 
se continui a cercarla 
ma non darti per vinto perché 
chi ci ha già rinunciato 
e ti ride alle spalle 
forse è ancora più pazzo di te 

sabato 18 gennaio 2014

Microcredito di Alberto Salza

MICROCREDITO

La carità non è quella quantitativa e materiale, oggi tanto in auge. L’uomo che diventa oggetto di questa carità si riduce a un animale a due gambe di cui sono considerati solo i bisogni materiali, mentre le sue necessità più profonde, quali la bellezza o l’amore, sono ignorate o sono relegate nella categoria del lusso. Non vi è termine di paragone tra la carità spirituale e la carità materiale che riduce l’uomo a una bestia: gli dà cibo e vestiti, ma intanto lo priva di una protezione vera. Gli insegna a camminare, ma gli toglie la vista, la sola che potrebbe indicargli dove andare.
Seyyed Hossein Nasr, Ideali e realtà dell’Islam, Rusconi 1974


Lavorando con i pastori nomadi d’Africa, mi sorprese la mancanza del termine “povero” nella loro lingua. Usano la parola araba meshkin. «Se sei povero sei morto», spiegavano. E ancora: «I poveri non siamo noi», come ribadiscono i Turkana del Kenya settentrionale (Anderson, D.M. e Broch-Due, V., 1999: The Poor are not Us. Poverty & Pastoralism, Eastern African Studies, Currey, Oxford). In realtà, anche da quelle parti, la povertà (mancanza di mezzi di sussistenza) corrisponde a un’assoluta esclusione. Non si è poveri perché non si è più umani.